“Mi ricordo di voi quando faccio la barba”. L’effetto politico della formazione

PAOLO MAGATTI – La crisi morde. I suoi morsi incidono e lasciano il segno nella carne viva di lavoratori, imprese, famiglie, territori. La crisi morde anche sul nostro modo di pensare, sui nostri modelli di pensiero consolidati. Sul modo di concepire e vivere i nostri ruoli e le nostre pratiche professionali. Almeno per chi intende il lavoro di consulenza e formazione come profondamente intrecciato con la vita sociale, per usare un termine evocativo, con la polis. Altrimenti, almeno per me, è finzione, orpello, mancanza di sostanza, caduta di senso.
La crisi, ci hanno insegnato, significa anche passaggio. Crisi e critica hanno la stessa radice etimologica. Possiamo oggi permetterci, in questo passaggio d’epoca, di criticare un certo modo di intendere la formazione: quella dei grandi apparati retorici e delle grandi scenografie barocche. Dove – non sto scherzando – un corso di team building prevedeva sauna alla menta e massaggio al cioccolato. Dove, nei così detti eventi off site, si ricercava, in una circolarità collusiva, lo stupore  e la meraviglia dei partecipanti, ma poi in azienda nessuna prassi istituente (Castoriadis), nessuna costruzione di nuovi assetti di potere-sapere (Foucault), anzi..
Sto parlando al passato. Ma non penso che tutto ciò sia finito, appartenga ad un’altra epoca. Vedo però alcuni piccoli e deboli segnali che vanno in un’altra direzione.
Mi è capitato negli ultimi mesi di lavorare ad un progetto di sviluppo organizzativo. Lo scorso anno era stato organizzato un percorso di formazione per le seconde linee, per rafforzare le loro capacità gestionali. La maggioranza di loro proveniva da ruoli tecnici. Il secondo anno, il nuovo DG ha pensato di dare seguito all’iniziativa – già questo è un successo, perché aiuta a contrastare l’effetto di dispersione e a favorire  la costruzione di un senso condiviso – accogliendo la proposta di attivare dei gruppo di lavoro e apprendimento su temi che potessero avere un impatto sul  lavoro e sulla vita organizzativa. Approccio molto classico, essenziale.
Un gruppo sta lavorando sulla ricerca di soluzioni per rendere l’azienda più sostenibile, ecologica. Si stanno facendo tante scoperte. Si sta quantificando il consumo pro capite di carta, acqua, energia;  si è capito che i rifiuti non sono solo scarti, possono essere risorse; i costi recuperati si possono utilizzare per investire in tecnologie pulite, dai pannelli solari ai riduttori del getto dell’acqua. Il gruppo si sta prendendo cura dell’ambiente in cui lavora.
I partecipanti raccontano di prestare molta più attenzione al consumo di risorse, sia in ufficio sia a casa. Ho confessato loro che l’altro giorno, mentre mi facevo  la barba,  mi sono venuti in mente i loro volti e le loro voci. Ho chiuso il rubinetto. Poi ho pensato che non ci può essere cittadinanza organizzativa, senza cittadinanza tout court. Un piccolo effetto “politico” della formazione. Ho iniziato la giornata con la sensazione che il ruolo di formatore ha ancora senso; anzi, forse un senso nuovo.

0
Condividi
Facebook Twitter Linkedin Email

4 thoughts on ““Mi ricordo di voi quando faccio la barba”. L’effetto politico della formazione

  • 27 gennaio, 2012 at 13:47
    Permalink

    Mi piace l’idea di una formazione che lavora anche sull’anima politica di ognuno di noi. Mi rendo conto che spesso nelle aperture dei miei corsi collego il dentro e il fuori, il contenuto ed il contenitore, partendo dalla società ed arrivando all’individuo. Anche ieri in aula riflettendo sul collasso morale più ancora che professionale che ha portato alla tragedia delle Concordia, ho condiviso con i partecipanti i rischi di una concezione farsesca della realtà. Ancora di più mi piace l’idea di un docente che torna in aula e dice agli allievi “mi avete influenzato”, restituendo un po’ di quel potere che l’istituzione gli ha consegnato. Nel segno di una concezione dell’apprendimento in cui i mestri insegnano se sanno essere allievi.

    Reply
  • 27 gennaio, 2012 at 16:41
    Permalink

    Grazie per il bel regalo dell’intervista Foucault/Chomsky :))) un tuffo al cuore nel rivedere e ascoltare due grandi protagonisti della controcultura, ma anche un respiro di sollievo nel pensare che, almeno, la crisi serve a sgombrare il campo da una visione del mondo troppo rarefatta che costringe noi, tutti noi, a tornare a misurarsi con l’individuazione delle priorità, la necessità della scelta, e la leggerezza della frugalità.

    Reply
  • Ernesto Capozzo
    27 gennaio, 2012 at 23:16
    Permalink

    Piccola considerazione, mi interesso anch’io di sviluppo organizzativo ma partendo da un altro punto di vista: dai sistemi operativi,partendo dal basso (bottom-up) e visione sistemica dall’alto( top-down). Anch’io sto allargando il mio raggio d’azione partendo dalla mappatura dell’ ECOSYSTEMA aziendale: una visione integrata e visual di tutti i processi aziendali. tenedo in considerazione anche l’intero ciclo di vita dei prodotti(PLM- Product Life Management). Ne saltano fuori di belle, per la sovrapposizione di attività ,ruoli e sprechi.
    Un’altra considerazione : L’applicazione di sistemi di condivisione della conoscenza basati su logiche Wiki porta ad una notevole riduzione della CARTA , anche se spesso si deve mettere attenzione al CAMBIAMENTO delle LOGICHE di COMUNICAZIONE sottese ( dalla gestione dei documenti alla gestione dei CONTENUTI )- Questa evoluzione apre un altro fronte di approfondimento : L’ ORGANIZZAZIONE DELLE INFORMAZIONI, aspetto invisibile, ma assai importante e…prioritario.

    Reply
  • Ernesto Capozzo
    27 gennaio, 2012 at 23:34
    Permalink

    Ps A proposito di effetto politico della formazione, porto un esempio significativo di confronto Italia e Germania nello sviluppo di aziende più sostenibili ed ecologiche.
    Sto implementando un sistema di organizzazione integrato per l’ecosystema di un”azienda italiana che esporta anche in germania, sostendo l’importanza ed i vantaggi di un approccio integrato tra Sistema qualità iso ISO 9001:2008., sicurezza legge 81, Responsabilità sociale SA8000,Rispetto ambiente ISO 14001. Noi qui in ITALIA, stiamo discutendo l’importanza di questo approccio,in GERMANIA applicano già queste metodologie. Ieri abbiamo ricevuto la visita di un ente di verifica tedesco per questa verifica incrociata sulla responsabilità etico sociale e rispetto ambiente. Qui sta la differenza tra noi e loro: NOI DISCUTIAMO, LORO APPLICANO !

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*