Lavorare in Rete – Evoluzione della Community

ERNESTO CAPOZZO

Il social dentro e fuori l’organizzazione.
“Le comunità non si creano; esistono già e fanno ciò che vogliono !..“ diceva Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook, si tratta di scoprirle e renderle visibili. (*)
I social hanno avuto successo perché  hanno dato a tutti la possibilità di comunicare mettersi in relazione facilmente, dialogando in una piazza estesa come un’ agorà ai tempi dei greci.
Si sono sviluppati all’esterno dell’azienda, ma possono essere portati anche all’interno  dell’organizzazione con notevoli vantaggi e opportunità di miglioramento.
La possibilità di dialogare  apertamente offerta dei social può essere applicata all’interno delle organizzazioni, permettendo lo scambio di informazioni  tra più persone  ed enti diversi in tempo reale e interattivo, facendo emergere  una conoscenza allargata a più livelli di cui tutti possono beneficiare. Questo  processo rende l’azienda più fluida.
Lavorare in rete comporta dei rischi da prevedere: come spetta a noi stabilire cosa mettere in rete,  sulla agorà pubblica, cosi  sta a noi  stabilire dove e come  utilizzare i social dentro il flusso, nell’agorà aziendale. Il miglioramento dell’informazione  è una variabile difficile da misurare. Come in tutti i  processi di cambiamento  non esiste una regola precisa per la diffusione dei social all’interno delle organizzazioni, spetta all’azienda stessa capirne le potenzialità, coi suoi pro, contro e tempi di apprendimento.

Evoluzione delle community.
Ai tempi delle agorà il raggio d’azione era ristretto, ora è molto più ampio, ma le logiche sono sempre le stesse, seppur in scenari diversi ed allargati.
Quello che varia è la velocità di comunicazione, e…se ci pensate bene, lo spazio diventa ininfluente; il campo d’azione è sempre esteso. Lavorare in spazi allargati è come lavorare senza confini. Una volta il centro del mondo poteva essere Atene e il raggio d’azione il Mediterraneo,
ora il centro del mondo non esiste più e il raggio d’azione è il globo.

Portare i concetti  social all’interno delle organizzazioni, dentro il flusso che genera valore, tramite le intranet sviluppate nelle varie forme, porta un’ evoluzione dell’organizzazione dal basso e notevoli vantaggi in termini di agilità, reattività, miglioramento della diffusione delle informazioni.
(*)  Fonte Il sole 24 ore-nova 24 domenica 15.1.12- G.Colletti L’azienda cattura la community

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11 thoughts on “Lavorare in Rete – Evoluzione della Community

  • Barbara Fossi
    30 gennaio, 2012 at 12:31
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    Ora che non c’è più lo spazio che ci limita, non abbiamo più neanche confini – o ne abbiamo molti meno. Eppure c’è ancora chi li sente e si limita senza motivo, col risultato che le comunicazioni potrebbero essere ancora più veloci di quello che per ora sono. Ci vorrà un periodo di “convincimento” e di prova personale perchè si arrivi a superare la barriera mentale della distanza.

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  • Ernesto Capozzo
    30 gennaio, 2012 at 15:00
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    Grazie per risposta.
    Da sempre sostengo che la caduta dei confini può essere portata anche dentro l’organizzazione con l’utilizzo dei nuovi Social, eliminando le barriere tra enti, persone spesso esistenti e migliorando la comunicazione, ma con attenzione !
    Le tecnologie sono una cosa, l’organizzazione un’ altra: spesso i due aspetti si confondo . Le tecnologie forniscono solo delle opportunità che possono esser utilizzate con notevoli vantaggi se governate, altrimenti si rischia il fallimento.
    Porto un esempio concreto. Mi interesso di innovazione, ho visto la crescita di wikipedia e dopo aver letto Wikinomics .con relativo post di Leo bellini (DML) mi son subito domandato: Perché non portiamo le stesse logiche di wikipedia all’interno di un’organizzazione per migliorare il sistema qualità, alimentandolo dal basso direttamente dagli utenti ? Mi sono scontrato con atri colleghi, ma sono riuscito nell’intento,previo un notevole lavoro di pre-analisi e braisntorming,…sottolineo. Ora il sistema fila liscio come l’olio ! Ha ricevuto pure il premio Innovazione I&CT -Enterprise 2.0 allo Smau 2010 ed è citato intesi di laurea, ma quanta fatica avviarlo !
    Molla del successo ? Convincimento come dici tu barbara ed entusiasmo. MI ricordo un ricordo con Jimmy Wales,inventore di wikipedia, il motivo del successo di wikipedia è stato l’entusiasmo dei sostenitori, non i soldi.

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  • 30 gennaio, 2012 at 16:52
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    Sono peró molto colpita anche da un’esperienza del passato che lego al tempo e alla forza delle informazioni portate. Ieri ho avuto la straordinaria fortuna di sentire suonare a Cremona il violino Stradivari detto “Il cremonese” costruito nel 1715. La fama di Stradivari era tale che simili violini gli venivano ordinati dal re di Spagna da quello di Francia. Questo mi ha fatto venire in mente la qualità dell’informazione e la forza dei contenuti altrettanto importante quanto la comunicazione dei network che uso tutti i giorni. Il risvolto é la minore qualità spesso di quello che comunichiamo.

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  • 30 gennaio, 2012 at 18:48
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    Complimenti per la piacevole sintesi con la quale hai presentato il concetto. E’ vero, c’è una rivoluzione in corso e moltissime aziende non se ne rendono conto, in particolare quando la loro dimensione è piccola e il microcosmo in cui operano sembra essere per loro l’universo. Ti cito una delle esperienze che sto vivendo. Cake design & Sugar Art è una tecnica che sta coinvolgendo milioni di appassionati/e con la nascita di molti social specializzati, ai quali i professionisti del settore guardano con superiorità e con distacco, ignorando che è uno degli aspetti della evoluzione del settore. Questo naturalmente comporta anche una revisione dei processi produttivi interni, l’acquisizione di nuove tecniche e di nuove strategie di comunicazione e una apertura verso l’esterno non consueta per queste realtà aziendali.

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  • Ernesto Capozzo
    30 gennaio, 2012 at 21:41
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    Marina, ti ringrazio per aver messo attenzione al timbro del mio intervento, ed alla qualità della informazione,con riferimento al suono del Violino Stradivari !
    ORGANIZZAZIONE e MUSICA: Altro bel argomento. Ma quale musica ?
    La musica da camera del primo ‘700 o la musica di Mozart basata sull’armonia e sul suo genio o quella di bethoven del primo ottocento per la sua forza,quasi d’aiuto alle armate di Napoleone ? Per arrivare a quella del ‘900 tipo jazz, già ripresa dalla mia amica Erika Leonardi col suo bel libro ” Azienda in Jazz” che consiglio a tutti per i temi trattati.
    Io mi fermo alla musica del SURFISTA,che ascolta il fruscio delle onde oltreché del vento, per poter navigare a vista, in funzione del loro andamento ! Molto attuale ai giorni d’oggi.

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  • Daniela Cottone
    1 febbraio, 2012 at 00:20
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    Ciao Ernesto,
    vista la mia ignoranza in materia di reti, il tuo post mi ha spinto a riflettere ed approfondire. Ho pensato ad una vita – quella delle realtà organizzative nazionali che conosco – spesso troppo ancorata ad una cultura del presidio e dell’ipercontrollo delle informazioni e delle persone (con tutti i paletti, confini e limiti del caso, dichiarati e sottesi). Penso che un salto evolutivo comporti anche far emergere e fronteggiare le resistenze degli attori organizzativi, che spesso si amplificano quando si trattano temi “ansiogeni” ed emotivamente destabilizzanti quali favorire la “fluidità” l’”evoluzione dal basso, “allargare i confini”. Inoltre a fianco della dimensione reticolare – intesa come l’insieme delle relazioni che lega persone, luoghi e informazioni, mi piace affiancare quella di “progetto”. Appena ho visto il tuo post, ho riletto un articolo di Giovanni Leghissa, nel quale egli sostiene che gestire uno o piu’ progetti in uno spazio reticolare serve a connettere spazi diversi all’interno non solo di quella rete che è la singola organizzazione con la quale si ha un rapporto di lavoro, ma anche all’interno del più vasto complesso di reti che è la formazione sociale in cui si opera: quindi ciascun attore risulta impegnato a tempo pieno ben al di fuori del proprio “orario di lavoro”. Leghissa però precisa anche che a tutta questa mobilità infrareticolare non corrisponde un aumento della virtualità dei legami. Resta decisiva l’importanza dei contatti faccia a faccia,i soli che possano rinsaldare quei legami deboli senza i quali non sarebbe possibile nessun passaggio da una rete all’altra. Grazie per lo stimolo “antropotecnico” che hai lanciato…

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  • Ernesto Capozzo
    1 febbraio, 2012 at 11:27
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    Grazie Daniela per risposta.
    L’aspetto UMANO FA SEMPRE LA DIFFERENZA !
    Il tuo commento apre altri scenari di riferimento , quali i NUOVI RUOLI innescati da SOCIAL DENTRO LE ORGANIZZAZIONI e NUOVI ARCHETIPI !
    Argomenti futuri, prima vado a leggere Gli Archetipi dell’insconscio collettivo, di Carl Gustav Jung, terreno per sconosciuto, ma intrigante e affascinante per la mia cultura sistemica ( sono sempre un ingegnere !)

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    • Daniela Cottone
      1 febbraio, 2012 at 19:03
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      Caro Ernesto,
      diventerai “potentissimo” mettendo insieme la cultura sistemica con le scienze sociali e la musica….e..
      C’e un libro di Giampiero Quaglino (Psicodinamica della vita organizzativa) nel quale lui parla di archetipi organizzativi e di Olimpo Organizzativo, riprendendo Jung, Mitroff e Bowles. Appena ho un attimo te lo metto a disposizione su Formers. A presto!

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