Tutto a posto e niente in ordine – Riflessione entropica nell’era del web 2.0

MASSIMO LUGLI

“…in fondo è tutto ordine disordine”
Prozac +

L’uomo ha sempre cercato di opporsi al disordine e di ritornare all’ordine originario. Fin dalla creazione!

Cielo e terra, alle origini, erano così vicini che si poteva senza fatica passare dall’uno all’altro. La pace regnava sulla terra e l’uomo, per nutrirsi, non faceva altro che cogliere dei pezzetti di cielo che raggiungeva facilmente stendendo una mano.

Ma gli uomini erano così stretti all’interno dell’abbraccio tra cielo e terra che un giorno, con un brusco movimento involontario, qualcuno urtò la volta del cielo, che si ritirò assai lontano. Il legame che univa cielo e terra era definitivamente rotto e la vita degli uomini ne fu sconvolta: essi poterono finalmente alzarsi, ma dovettero rinunciare alle loro corse nel giardino del cielo e conobbero la carestia e la morte. Con la separazione tra la terra e il cielo comincia la vera avventura umana e nasce la civiltà: la ricostituzione del legame interrotto diventa una delle sue preoccupazioni principali.
Anche nelle mitologie antiche il Caos è quasi sempre contrapposto al Cosmo, nel senso di universo disordinato il primo e ordinato il secondo. Nella mitologia greca il Caos è la personificazione dello stato primordiale di vuoto, buio, anteriore alla creazione. Per Platone il Caos è il luogo primigenio della materia informe e rozza a cui attinge il Demiurgo per la formazione del mondo ordinato, il Cosmo. Per la cosmogonia egiziana, dal Caos esistente nacque il Cosmo, inteso come forza positiva in grado di contrastarlo nella sua casualità indifferenziata e distruttrice. Anche i miti cinesi e indiani della creazione dell’universo si muovono sulla stessa linea.
Un salto di diversi secoli e arriviamo a Nietzsche.
La realtà per Nietzsche è generata dall’incontro-scontro di due principi opposti: il caos e l’ordine. Egli rifacendosi alla mitologia greca li individua rispettivamente nelle divinità di Dioniso ed Apollo. Ad Apollo il filosofo attribuisce una serie di caratteristiche che lo qualificano come il dio dell’equilibrio e della misura, principio ispiratore della statuaria greca, come il dio della melodia e del canto armonico. Soprattutto Apollo è il dio del sogno e dell’illusione che ci permette di ricreare la bellezza . Gli uomini si cullano nel mondo dell’apollineo per escludere il dolore dalla vita e per poter continuare a vivere senza guardare l’altra faccia dolorosa dell’esistenza.
L’esatto opposto rappresenta invece Dioniso: il dio dell’ebbrezza, della musica sfrenata, della danza, dell’estasi che tende ad annullare l’io dell’uomo in quanto singolo e a riconciliarlo con il tutto, con la natura primigenia.
L’alternarsi dei due  elementi, apollineo e dionisiaco, è all’origine non solo della vita, essi sono un binomio inscindibile che caratterizza anche l’interiorità dell’uomo. L’uno è necessario e allo stesso tempo bisognoso dell’altro. Tuttavia non possono mai riconciliarsi e fondersi in un unico principio: mantengono sempre la loro natura distinta.

Da qui arriviamo al novecento e alla seconda legge della termodinamica.
L’ordine poteva e doveva coesistere con il disordine. “L’organizzazione produce ordine che conserva l’organizzazione che l’ha prodotta. In pratica la relazione ordine/organizzazione è di tipo circolare […] Il disordine, tuttavia, non è eliminato dall’organizzazione e permane nel sistema e, quindi, accanto ad un “principio d’organizzazione”, esiste un “principio di disorganizzazione” che ci ricorda che nessuna cosa organizzata, nessun essere organizzato può sfuggire alla degradazione, alla disorganizzazione, alla dispersione” (Morin)
Cercare quindi di ritornare all’ordine originario è un’utopia. Fare ordine e organizzare è una necessità per mantenere e conservare l’organizzazione raggiunta. La costruzione di ordine locale viene fatta a spese dell’ “ordine esterno”, di sistema.  Il disordine (l’entropia) generale del sistema aumenta, mentre quella locale diminuisce.
L’uomo ha catalogato specie animali, creato leggi, tracciato sentieri e strade, archiviato libri e documenti.
Contemporaneamente è aumentata la complessità del sistema, la produzione di rifiuti, la quantità di informazione a cui siamo quotidianamente sottoposti.
In sintesi (col contributo di Ernesto Capozzo che ringrazio!) “IL DISORDINE AUMENTA SEMPRE, NON DIMINUISCE MAI… Una stanza caotica non si rimette in ordine da sé, le tazze da tè infrante non si ricompongono da sole…e così via (* da Stephen Hawking – Una vita alla ricerca della Teoria del Tutto)

Tutto questo rimane certo vero per quanto riguarda il mondo fisico. Ma proprio rispetto alla gestione dei contenuti (informazioni e conoscenze) forse il web 2.0 ci da una scappatoia.
Possiamo finalmente evitare di classificare, organizzare, mettere ordine?
Possiamo finalmente accettare il disordine? Forse sì.
Un nuovo ordine e un nuovo disordine si stanno evidenziando sul web.
Un ordinedisordine che classifica ciò che ha senso per noi in un dato momento e ciò che acquista senso per noi un minuto dopo.
Un ordinedisordine secondo le nostre logiche e contemporaneamente secondo quelle di coloro coi quali interagiamo in quello “spazio”.
Un ordinedisordine che equivale ad un “ordine caotico” o a un “disordine organizzato”.
Sul web le connessioni, l’intelligenza collettiva, il peer to peer, creano nuove possibilità di organizzare contenuti, informazioni, conoscenza.
Sul web oggi la complessità trova risposte: l’informazione viene aggregata e riaggregata secondo i bisogni degli utenti, secondo logiche “Self-organization”, grazie a link, feed, tag, cloud e playlist.
E grazie ai Blog , anche di questo, in cui diversi amici e consulenti scriveranno, racconteranno, posteranno, senza un ordine stabilito a priori, ma che permetterà di far emergere contenuti aggregando tag come ognuno, di chi ci legge, vorrà.

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2 thoughts on “Tutto a posto e niente in ordine – Riflessione entropica nell’era del web 2.0