De Bello Gallico e il Ponte di Bassano

ERNESTO CAPOZZO

Il Ponte sul fiume Reno

Germanico bello confecto multis de causis  Caesar statuit sibi Rhenum esse transeudum; quarum illa fuit iustissima, quod, cum uideret Germanos tam facile impelli ut in Galliam uenirent, suis quoque rebus eos time uolit, cum intelligerent et posse et audere populi romani exercitum  Rhenum transire“  (De bello gallico, liber quartus XVI DB, 4.XVI)

Conclusa  la guerra con i Germani, Cesare pensò che per molte ragioni doveva attraversare il Reno: la  più valida di queste era che, visto che i Germani tanto facilmente entravano in Gallia, era necessario dimostrare che anche il loro paese correva il pericolo di essere invaso, potendo e osando l’esercito romano attraversare il fiume…”(DB, 4.16)

Fonte: La guerra Gallica, traduzione di  Fausto Brindisi, Bur ed. – Commentari e disegni Andrea Palladio 1610

Che bello e musicale è il latino!
Dai tempi del liceo sono stato affascinato dalla chiarezza ed essenzialità di Cesare nel descrivere le sue campagne e molto spesso mi ritrovo a rileggere i sui testi per rimanere allenato. Si trovano molti concetti validi anche ai giorni d’oggi.

Prendiamo ad esempio la costruzione del primo ponte sul fiume Reno
Siamo nel 55 ac, in occasione della quarta campagna di Cesare; a Cesare è affidata la Gallia per altri cinque anni, a Pompeo la Spagna, a Crasso la Siria. Gli scenari sono vasti e Cesare gioca di anticipo.
Nell’inverno tra il 56 e 55 ac gli Svevi, la nazione più grande e bellicosa di tutti germani, aveva  attraversato il fiume Reno perseguitando a più riprese gli Eburoni e Nervi (attuali  Belgi) e invadendo la Gallia del nord chiamati dai Galli. Cesare non fidandosi del popolo dei  Galli per la loro leggerezza nel promettere cose incaute agli Svevi e per non andare incontro ad una guerra più temibile, partì alla volta del suo esercito più presto di quanto era solito fare (svernava sempre a Roma) (DB 4.VI). Giunto in Gallia trattò  con gli ambasciatori dei germani senza retrocedere di un passo: nessuna amicizia poteva esistere tra lui e i Germani se essi rimanevano in Gallia ( DB.4.VIII…” Sibi nulla cum his amicizia esse posse, si in Gallia remanerent..”  Non mi soffermo sulla battaglia descritta esaurientemente nei paragrafi IX – XV conclusa con la vittoria su Ariovisto (primavera 55 ac) ma sulle azioni successive: invasione della Germania e poi sbarco in Britannia (fine agosto 55 ac) “gemanico bello confecto multis de causis caesar statuit sibi rhenum esse transeudum..” dice cesare stesso.
“MULTIS DE CAUSIS…”
qui sta la preveggenza di cesare e la sua capacità organizzativa! Dopo aver sconfitto i germani  decide di attraversare il Reno per farsi rispettare. In DIECI GIORNI da quando cominciò a portare sul luogo il materiale, l’opera fu compiuta e l’esercito passò il Reno. Cesare si trattenne pochi giorni  nelle terre degli svevi e dopo aver raggiunto i sui scopi:  incutere paura ai germani, punire i Sigambri , aiutare i popoli amici, gli Ubi  (& XIX), decise di rientrare in Gallia e distrusse il ponte dopo 18 giorni di permanenza in Germania, credendo di aver fatto abbastanza per la propria gloria e per l’interesse di Roma.

Organizzazione di Cesare
Cesare poteva benissimo usare le navi, ma non era consono alla dignità dei Romani; descrive poi, in modo dettagliato, la costruzione del ponte e la sua tecnica sopraffina e predittiva; guardate i PALI INFISSI a monte del ponte, in modo inclinato, per proteggerlo da eventuali tronchi inviati dai Barbari contro la costruzione stessa per distruggerla; l’impatto sarebbe stato attutito e i danni limitati.

Strategia di Cesare
La strategia di Cesare, nella costruzione del ponte, può benissimo essere rappresentata dalla metodologia SWOT dei giorni d’oggi, che aiuta la costruzione del Business Plan secondo più prospettive Strenght-Weaknesses-Opportunities-Threats, suddivise tra:

  • ANALISI INTERNA > Strenght e Weaknesses – PUNTI di FORZA e  di DEBOLEZZA
  • ed ANALISI ESTERNA > Opportunities e Threats – OPPORTUNITA’ e  MINACCE

Schema Swot adottato da Cesare per il Ponte sul Reno
Cesare sapeva bene fare il suo Business Plan ed aveva individuato le sue opportunità

  • S – Strenght > FORZA: Richiesta di aiuto di un popolo amico (Ubi); Tecnica sopraffina nella costruzione; organizzazione; capacità di osare.
  • W – Weaknesses < DEBOLEZZA: Il fiume Reno segnava il limite di dominio dei romani; con quale diritto Cesare voleva  entrare in Germania ?; corrente del fiume forte e profondità acqua.
  • O Opportunities > OPPORTUNITA’: Dimostrare che i Germani potevano essere invasi; attestazione di forza; aumento del prestigio, no navi, ma ponte.
  • T Threats < MINACCE: Destabilizzazione della gallia, i germani entravano facilmente in Gallia.

Il ponte di Bassano
Cosa centra Il ponte sul Reno di Cesare col ponte Bassano?
Il Ponte sul fiume  Reno è stato studiato  da Andrea Palladio, rappresentato nei Commentari ed utilizzato dallo stesso per progettare il ponte di Bassano: UNA BELLA CONNESSIONE!

Conclusione

RISCOPRIAMO IL DNA DI CESARE CHE C’ E’ IN NOI!
DOMANDIAMOCI PERCHE’ SIA STATO PERSO e QUALE AZIONE SIA DA FARSI PER RIPRENDERLO!

Consiglio a tutti di leggere il testo completo del De Bello Gallico, da soli, per assimilare dal vivo i concetti espressi già 2000 anni fa ma ancora validi ai giorni d’oggi; un piccolo passo semplice, per imparare molto: il gemba di cesare, l’approccio lean, la velocità, la perifrastica passiva ..Rhenum esse transeudum, i social, il linguaggio, la sua attenzione al capitale sociale di allora (gli ambasciatori) e tanto altro.

“..Quod Heleveti XX aegerrime confecerant, Illum unum die fecisse.” (De bello 1, 13)
Per questo Cesare  è riuscito a sconfiggere gli Elvezi nel 58 ac!

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7 thoughts on “De Bello Gallico e il Ponte di Bassano

  • 22 febbraio, 2012 at 17:25
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    Un elemento che mi ha sempre impressionato, nelle conversazioni che abbiamo fatto a proposito della scelta di Cesare, è stata la velocità esecutiva del suo piano: DIECI GIORNI PER COSTRUIRE IL PONTE SUL RENO. Magari uno pensa che il Reno sia un fiumicello come il Rubicone, dove Cesare lanciò il suo famoso “alea iacta est”. Il Reno è un fiume bello tosto, come il Po, e costrure un ponte in dieci giorni richiede grandissime competenze, tecniche, progettuali ed esecutive. Le stesse che spesso mancano alla tradizionale industria veneta. Magari bisognerà ispirarci al Ponte di Bassano e alla canzone che dice “là ci darem la mano”.

    Complimenti per lo spunto sempre di grande interesse!!!!!!!!

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  • Ernesto Capozzo
    22 febbraio, 2012 at 21:56
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    Grazie Paolo, hai centrato il mio obiettivo: mettere a fuoco la GRANDE CAPACITA ORGANIZZATIVA di Cesare. Lo dice lui stesso esprimendo la sua PREOCCUPAZIONE per la la profondità ed irruenza delle acque, chiarendo che NON ERA DA ROMANI attraversare il fiume con le barche.(DB 4.XVII). La sua FORZA consisteva nella CONSAPEVOLEZZA del pericolo, unita alla CONOSCENZA di se stesso ed alla sua capacità organizzativa, nei minimi dettagli, oltrechè PREDIZIONE DEI PERICOLI STESSI ( Pali inclinati e evitare pericoli di danneggiamento). Ai giorni d’oggi dobbiamo mettere il marchio Ce, per garantire la sicurezza dei ns prodotti,.. Cesare valutava i pericoli in modo implicito, aveva assimilato le norme..!
    Altro aspetto che voglio evidenziare è il fatto che un altro italiano importante, Palladio, abbia copiato Cesare per progettare un ponte in Italia..E noi andiamo a copiare i Giapponesi .. ( lean thinking ) come rimedio dei ns mal i!!!,.. ma duemila anni di storia non insegnano ?

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  • Andrea Campagnolo
    23 febbraio, 2012 at 10:41
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    L ho letto l’estate scorsa il De bello gallico e di Cesare mi colpiscono l’intuito, la velocità di esecuzione e il porsi come un osservatore rispetto a quanto narra.
    Possiamo dire che un vero leader è chi non si mette sempre al centro coniugandosi in prima persona, esaltando le doti del gruppo e non soffrendo per le grandi capacità dei suoi generali?
    Oggi copiamo i giapponesi è vero, d’altrocanto SPQR non è più sinonimo di macchina da guerra perfetta, è il bello della trasmissione dell’insegnamento.
    Anche noi potremmo imparare il concetto di onore dai giapponesi e assistere ad ammissioni di responsabilità, inchini profondi e cessione di potere.
    W gli alpini eil Ponte di Bassano

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  • 25 febbraio, 2012 at 18:57
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    Una cosa che non abbiamo mai approfondito durante le nostre conversazioni sulla modernità dell’approccio di Giulio Cesare e’ stata la motivazione che lo ha spinto a costruire il ponte. Se la traslassimo nel contesto attuale, significherebbe che un “atto di forza ” e quindi di intimidazione e’ ammesso in una organizzazione, per garantire la la sicurezza del proprio team ad esempio nel caso dei proogetti di Change Management? In questi progetti c’e sempre la resistenza al cambiamento da parte di chi ha tutto da perdere o semplicemente interesse al mantenimento dello status quo. In altre parole il fine seppur nobile di guidare un cambiamento organizzativo, giustifica una esposizione di forza? O addirittura la suggerisce?
    Complimenti per questo spunto che ci dai e che stimola il pensiero.

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  • Ernesto Capozzo
    28 febbraio, 2012 at 19:02
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    Bella domanda: La motivazione al cambiamento può suggerire un atto di forza?
    Per me si. Un CAMBIAMENTO PUO’ essere STIMOLATO con un atto di FORZA , ma POI deve essere poi alimentato dal basso, in forma partecipativa, per poter garantire la CONTINUITA’; come il motore a benzina deve essere acceso dalla candela, ma poi deve essere alimentato dal carburante per non spegnersi.
    Cesare ha costruito il ponte sul Reno come atto di forza per impaurire i germani, dimostrare la sua superiorità ed evitare ulteriori incursioni; la sua scelta e atto di coraggio si basava soprattutto sul suo SPIRITO. Questo potrebbe essere un ulteriore argomento di approfondimento in questo Blog di formatori e psicologhi: La CONDIVISIONE dello SPIRITO in un progetto di CAMBIAMENTO(di INNOVAZIONE ORGANIZZATIVA ad esempio), su quali leve agire? A voi la risposta !

    PS Ringrazio nuovamente Paolo, Andrea e Claudio per aver evidenziato il ruolo di Cesare LEADER sotto forma diverse: Cesare Organizzatore, Cesare Psicologo e l’organizzazione di Cesare,.. il Reno è un fiume profondo e difficile da attraversare,organizzazione come scienza, aspetto a me carissimo !
    Parliamo ora di motivazione , cambiamento e psicologia !

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  • Daniela Cottone
    1 marzo, 2012 at 12:04
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    Ciao Ernesto, rispondo al tuo appello brevemente, gettando sul piatto alcune cose che richiederebbero tutti gli approfondimenti del caso. In un processo di cambiamento ed innovazione affiancherei il tema (a me molto caro) del supporto alle persone a tutti i livelli riguardo l’elaborazione delle ANSIE, delle RESISTENZE e dei MECCANISMI DIFENSIVI che si attivano quando si affrontano i cambiamenti. Altra questione sulla quale porrei attenzione e’ l’elaborazione dei CONFLITTI che si verificano a fronte del cambiamento perchè diventino opportunità di APPRENDIMENTO. Altro tema e’ l’elaborazione/rielaborazione del rapporto fra Se’ STESSI , il RUOLO ed il COMPITO in un momento generativo quale è il cambiamento dove e’ richiesta un’elevata ENERGIA VITALE per mettere al mondo il BAMBINO CHE NASCE (il nuovo). Altra componente importante e’ l’attività continua di SENSEMAKING.

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