L’universo dove tutto accade – Ippocampo e Team Building

ROBERTO PALMIERI – Qualche mese fa sono stato incaricato di arrovellarmi sul cervello. Sapere che questo arrovellamento non dovesse riguardare in particolare né il mio, né quello di chi mi circonda, mi ha subito confortato. Meno confortante è stato apprendere di dovermene occupare a livello scientifico, per una pubblicazione alla quale sto tuttora collaborando e che uscirà la prossima primavera.
Non mi sono mai interessato alle neuroscienze prima dell’ottobre scorso e lo sforzo di assimilare le necessarie informazioni per questo lavoro è stato enorme. Non sta a me dire quanto ci stia guadagnando quella pubblicazione, ma il mio cervello ci ha guadagnato senz’altro. Comprendere che i miei tentativi di approcciarne il funzionamento fossero stati finora condizionati dal non sapere minimamente com’è fatta la macchina, ha acceso un sole nella mia mente.
Il secondo sole si è acceso quando ho capito che i nostri comportamenti non fanno solo capo ad aree fisiologiche specifiche del cervello, ma soprattutto alla loro integrazione funzionale. Ognuna di esse svolge infatti il proprio ruolo solo grazie alla trasmissione e alla ricezione di informazioni da altre aree.
A quel punto l’illuminazione ha riguardato soprattutto il mio ego, che andava ripetendo uno stucchevole eureka riguardo a una facile analogia tra micro e macro rintracciabile in un ambito, quello della comunicazione, a me molto più familiare: così come ogni comportamento individuale è espressione di un’integrazione tra più funzioni del cervello e il lavoro coordinato di più aree produce funzioni che sono esclusivamente frutto della loro cooperazione, la comunicazione che ogni sistema sociale esprime, sia esso famiglia, stato o azienda, è il risultato di un’integrazione tra i comportamenti dei suoi membri e il livelli di cooperazione che tali comportamenti produce.
Prendendo in prestito il noto aforisma aristotelico potremmo dire che “il tutto è infinitamente maggiore della somma delle sue parti”, oppure che il funzionamento, ad esempio, dell’ippocampo*, è una perfetta rappresentazione di ciò che in ambito formativo chiamiamo “team building”. Le qualità di una squadra, infatti, non sono mai date dalla mera somma delle competenze dei suoi membri, ma il suo valore è sempre frutto del lavoro coordinato di competenze diverse, che nella sintesi si implementano.
La felice intuizione rischiava di trasformarsi in vanagloria se avessi insistito con ulteriori parallelismi, perciò, prima che il mio cervello cominciasse a pensare solo se stesso mi sono fermato. Proprio allora mi è apparsa l’infinità del cielo stellato che abbiamo dentro di noi e un rinnovato spirito di ricerca mi ha condotto alla consapevolezza di quanto esso sia non solo il più sofisticato sistema esistente al mondo, ma anche il vero universo dove tutto accade.
Da qui l’idea di condividere con voi il mio entusiasmo per alcune delle scoperte scientifiche più rivoluzionarie della storia del genere umano, come quella dell’Interprete, al quale vorrei dedicare il mio prossimo post, realizzata dal ricercatore statunitense Michael Gazzaniga: un dispositivo situato nel nostro emisfero sinistro che ci consente di raccontare a noi stessi la favola che siamo un’entità unica e consapevole, a dispetto di un sistema cerebrale molto meno modulare di quello di altre specie.
La sua scoperta stigmatizza, una volta per tutte, l’impossibilità di qualunque pretesa di oggettività da parte del cervello, ma di fatto apre anche una rinnovata possibilità di dialogo tra gli esseri umani. Alla prossima!

* L’ippocampo può essere diviso in 3 aree distinte: il giro dentato, il subiculum, e la corteccia entorinale. Esse collaborano creando un’inestimabile sinergia, rivolta alla formazione e al consolidamento delle tracce di memoria a lungo termine e all’orientamento spaziale tramite mappe cognitive.

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