Habitat Azienda

GABRIELE GARBUCELLI – Mi piace pensare alle organizzazioni come a dei veri organismi, con le loro regole…non si può certo parlare di natura…e vorrei sperare nemmeno di jungla…ma la metafora di un sistema organico e della sua complessità aiuta se non altro a comprendere con maggior finezza l’insieme di particolari che comprendono il vivere aziendale. Nei sistemi biologici si è progressivamente raggiunta una visione di tipo integrato dei meccanismi in atto, un processo che tocca inevitabilmente anche gli studi sulle organizzazioni, e come spesso accade quando si affina l’osservazione si possono anche carpire legami, interconnessioni e fattori sinergici, quadri complessi dove i tratti di una tela non sono mai disgiunti gli uni dagli altri ma si fondono e si compenetrano. Nel mio precedente post ho parlato della “testa” e di come essa rappresenti uno dei fattori in grado di generare sviluppo. Nella caratterizzazione del wise leader si fa infatti riferimento alla sua capacità di creare contesti di condivisione fertili, ed è questo tema che voglio approfondire con specifico riferimento ai fattori di contesto che, congiuntamente alla leadership potenziano la crescita organizzativa.

Come accennato in apertura il volano per lo sviluppo risiede spesso nei legami e nella sinergia tra elementi, per questa ragione leadership e ambiente si accompagnano e devono essere tra loro affiancati. E dunque in quali “contenitori” si esprime al meglio l’apprendimento, lo sviluppo e l’innovazione in azienda?

L’uomo risponde costantemente a un bisogno di sicurezza. Un ambiente percepito come sicuro e confortevole predispone uno stato mentale che abbatte le barriere relazionali. Pertanto diviene fondamentale creare contesti in cui sia vivida la percezione che la libera espressione del singolo rappresenti un valore, promuovendo una vera “sospensione del giudizio e del pre-giudizio”. Dunque in modo analogo a quanto ricercato nel brainstorming nella realizzazione del processo creativo, ogni risorsa deve percepire la possibilità di esprimere il proprio punto di vista, concretizzando un clima che cancelli i timori di emarginazione e ostracismo da parte di pari o superiori, in cui visioni differenti tra loro (anche opposte) attivino nuove energie e nuovi legami cognitivi, stimolando le risorse verso il pensiero laterale (De Bono) che non può mancare in nessuna circostanza, soprattutto laddove il confronto tra le menti sia particolarmente serrato.

Un contesto produttivo è inoltre un contesto in cui la curiosità viene premiata. Se le relazioni interne consolidano il know how è nel “rischio” di affacciarsi a nuovi elementi e nuove “contaminazioni” che si sviluppa il nuovo sapere. Granovetter ce lo ha insegnato molto bene, i legami periferici che si realizzano nei gruppi di lavoro o in una comunità detengono un elevato potere informativo, fondamentale per crescita ed innovazione.

Dunque cultura organizzativa sotto la lente d’ingrandimento, come anche sottolineato da Cook, Hunsaker e Coffey nel loro Management and Organizational Behavior in cui individuano i tratti di un’azienda che apprende.

Garvin, Edmondson e Gino nel loro articolo “Is Yours a Learning Organization?” apparso sull’ Harvard Business Review aggiungono un ulteriore elemento a quelli citati. Le informazioni che circolano in un sistema possono assumere quantità molto elevate e talvolta può risultare necessario riflettervi sopra. Molti dati possono infatti sovraccaricare e rallentare il sistema rendendolo improduttivo, serve dunque una camera di decompressione, un momento in cui fare ordine. Ecco che un contesto di supporto all’apprendimento da valore alla risorsa che sa fermarsi nel momento esatto per raccogliere le idee e migliorare e proseguire con nuova lucidità le attività in atto.

In estrema sintesi per un habitat aziendale votato allo sviluppo, apertura e sospensione del giudizio, valorizzazione della diversità, stimolazione della curiosità e delle sfide nonché riflessione e contestualizzazione del proprio agire si configurano quali valori imprescindibili.

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