Il bivio

SILVIA CARATTONI

“…un  linguaggio non rispecchia la realtà, ma piuttosto crea una realtà.”

Watzlawick P. (1977) tr. it. Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapeutica, Feltrinelli, Milano 2nd ed. 2005  (p.24)

 Il linguaggio può essere considerato da un punto di vista ontologico o ontogenetico. Dal punto di vista ontologico, secondo me non ha senso”.

Von Foerster H. (1987) Sistemi che osservano, AstrolabioUbaldini Editore, Roma (pg. 47).

Quanto asserito, nelle precedenti citazioni, da Watzlawick e Von Foerster ci introduce alla natura ontogenetica del linguaggio, definendo che il modo in cui parliamo non si limita a descrivere ma denota ciò che sperimentiamo. La funzione del linguaggio non si ritrova quindi nella rappresentazione di una realtà che ci circonda quanto piuttosto contribuisce a “scoprirla” in un processo attivo di costruzione sociale.

Nel nostro linguaggio il ricorso alla metafora è molto più comune di quello che si pensa, la natura stessa del linguaggio è metaforica, la maggior parte di concetti astratti altro non sono che metafore tratte dal mondo concreto, per noi più conoscibile e comprensibile.

Nell’ideogramma cinese con cui traduciamo il concetto di crisi si trovano congiunti i due ideogrammi: pericolo e opportunità; negli scorsi post ho proposto due metafore che esprimevano la crisi come una minaccia: all’identità personale e all’organizzazione del tempo. In questo l’immagine proposta dal coachee ci permette di intravedere l’opportunità insita in una situazione di crisi.

La persona in cassa integrazione che vedevo per un percorso di coaching, per descrivere il suo vissuto immagina sé stesso in piedi di fronte a più strade, ad un bivio. Il suo stato d’animo è si ansioso, ma libero dai sentimenti di impotenza, rabbia e frustrazione che accompagnavano le immagini di altri colleghi. Ansia che accompagna ogni momento di scelta. Infatti il coachee approfondendo le sensazioni legate all’immagine proposta, intravede come il momento di stop determinato dalla cassa integrazione lo abbia portato a riconsiderare le scelte finora fatte. Egli infatti si era trovato a svolgere l’attuale occupazione per situazioni contingenti che lo avevano costretto ad  abbandonare il suo progetto professionale iniziale.

Su questo si è allora concentrato il percorso: abbiamo identificato fuor di metafora le varie strade che gli si prospettavano, elencato pro e contro di ogni situazione, definito le risorse necessarie per intraprenderle per arrivare infine ad una scelta stavolta più in linea con le competenze e le aspettative della persona.

Da qui l’opportunità nel momento di crisi, una riflessione profonda e consapevole nata dall’interruzione involontaria dell’agire.

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One thought on “Il bivio