Flow: vivere in flusso

ERNESTO CAPOZZO

Nuotare  senza fatica
Domenica scorsa sono stato in piscina, data la giornata piovosa e finalmente ho scoperto cosa  significhi  riuscire a nuotare senza fatica. Non  sono un gran nuotatore, pur essendo sportivo (maratoneta e fondista) ed ho sempre fatto fatica ad andare avanti nell’acqua, ma domenica qualcosa si è sbloccato in me; sono riuscito ad entrare in acqua rilassato  e mettere in pratica i  principi studiati a fondo e mai applicati. Sembra facile, ma quanta fatica ho fatto per riuscire in questo, non solo a  capire, ma anche  a “fare”. Nuotando esponi  tutto il corpo all’acqua, una superficie molto più estesa che non i piedi, ed io ero sempre teso: correre è molto più facile. Ci vuole uno stato d’animo di fondo, una serenità interiore,  che  ti spinga  a fare i movimenti essenziali, non aggredire l’acqua, creare resistenza e spinta, evitare i vuoti d’aria, arrivare veloce al bordo vasca, virare, continuare  a nuotare senza andare in debito d’ossigeno.
Ora ho capito il motivo: bisogna lasciarsi andare, secondo il flusso dell’onda, secondo il flow!
E’ necessaria una serenità interiore, di testa, l’opposto dell’ansia che avevo prima.
Sfruttando  questa logica scivoli via facilmente, in uno stato  di benessere, nella “zona”, in gergo sportivo.

Nuoto e Organizzazione
Sensazioni ricavate.  Le sensazioni del corpo sono importanti perché ti permettono di ascoltare la superficie di contatto, l’acqua in questo caso, ma sono importanti in qualsiasi  sport ed azione, quale può essere anche l’organizzazione.
Nuotare significa esporre tutto il corpo all’acqua, quindi le sensazioni sono maggiori.
Si parla tanto di Kpi, di indici  di prestazione, ma conoscere il proprio corpo è essenziale per qualsiasi sportivo, conoscere la propria soglia inferiore e superiore (la  mia 125 – 155 battiti al min) è indispensabile per regolare la propria velocità, conoscere le prestazioni di  un sistema organizzativo consente di prevedere le date di consegna in modo prevedibile ad esempio, oppure di regolare i fabbisogni.

Si è accesa una lampadina
E’ una frase detta da molto atleti, oltre al sottoscritto, sia in senso positivo che negativo quando riescono ad ottenere una prestazione valida o no; basta leggere la gazzetta di questi giorni dai campionati europei di  nuoto: ieri ad esempio (27 maggio 2012) si è spenta la lampadina di Federica [Pellegrini] stanchissima, mentre l’altro giorno si era accesa ad altri Arianna [Barbieri], la nuova stella dei 100 dorso.
Si è accesa una lampadina  e’ la stessa frase che si dice quando si crea un’idea innovativa; il concetto espresso dalla Serendipity”, visione positiva delle cose e lampo di idee oppure scoperte improvvise.

La resilienza è  la capacità di resistere agli urti in termini meccanici (misurata dal pendolo di Charpy); è anche la capacità reattiva delle persone alle reattività, in termini psicologici.
In psicologia  connota proprio la capacità  delle persone di far fronte agli eventi stressanti e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà; questo atteggiamento positivo, si  trova sia nell’ambito sportivo, nuoto, sport di resistenza e di squadra, che  nella  scintilla delle idee (serendipity). In sintesi RESILIENZA presuppone: IMPEGNO, tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attività; CONTROLLO, la convinzione di poter dominare le iniziative che si prendono; il GUSTO PER LE SFIDE, la predisposizione ad accettare i cambiamenti. Quante similitudini!

Lavorare in flusso
Lavorare in flusso è la nuova scommessa delle organizzazioni; è un nuovo paradigma per gestire la variabilità dei prodotti ai giorni d’oggi e per poter tener testa ai concorrenti e clienti.
Attuare il Flow nelle organizzazioni  è molto più difficile che nello sport, per le molte variabili in gioco, ma l’atteggiamento deve essere sempre lo stesso: positivo! Serve il mezzo bicchiere pieno, come diceva Azuma  sul significato di Zen.

Per capire il Flow è necessario salire su un elicottero [metaforicamente] e vedere le cose dall’alto, per capire l’influenza di ogni azione sulle altre, con le relative code (immaginate di vedere un’auto ferma ad un incrocio e la relativa coda che innesca)…per questo si sono avviate le rotonde con notevoli vantaggi in termini di  flusso.

Ma cos’è il Flow ?
E’ il flusso delle idee, il flusso  dei  materiali, delle modifiche, il flusso dei  pensieri, il flusso delle relazioni, il flusso del nuotatore, il flusso di tutto ciò che è in movimento, il flusso della vita.
E non vi par poco…! Comunicazione + Partecipazione.

Rimando  ad   un libro attuale e chiaro The Principles of Product Development FLOW: Second Generation Lean Product Development di Donald G. Reinertsen nel quale l’autore  spiega il  nuovo  approccio nello sviluppo dei prodotti, facendo  il confronto con l’ortodossia classica.
Se volete la presentazione è qui;
Se volete la stampa in pdf del  primo capitolo potete scaricarla qui.
Se volete saper qualcosa dell’autore D. Reinertsen
Se volete capire l’attualità guardate i Tweets

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9 thoughts on “Flow: vivere in flusso

  • 31 maggio, 2012 at 17:36
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    Caro Ernesto spesso ci parli del flow riferito alle organizzazioni. Avevo avuto occasione di riflettere insiema a @maxlugli sul tema ragionando sullo stato particolare di performance psicofisica che caratterizza lo scalatore oppure il musicista in momento speciali. In quei momenti l’intezione ed il gesto coincidono. Lo stimolo e la risposta si succedono senza che il pensiero interfersica (mi riferisco alla teoria del pensiero di BION).
    Sono rari e speciali momenti frutto di straordinario allenamento e concentrazione.
    Per chi come me si occupa di psicosocioanalisi, risulta risulta stimolante vederne le implicazioni organizzative. Anche sfidante. E’ vero che sono portato a leggere l’organizzazione in modo sintetico attraverso l’esprimersi del suo inconscio (vedi la ricerca di Ariele dei primi anni 90), e dunque mi è possibile ipotizzare che un’organizzazione raggiunga un momento di flow. Ma so anche che tu sai progettare i processi in modo che il flow possa diventare un’attualità culturale per l’impresa. Mi piacerebbe dedicassi i prossimi post a spiegarci meglio come fai tu “progettare il flow” e farlo diventare un patrimonio permanente di un’organizzazione. Cominceremo a parlarne durante la “Notte dei Formers” il 23, parlando di management e leadership (2.0) per favorire l’innovazione.

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    • Ernesto Capozzo
      12 giugno, 2012 at 17:49
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      grazie paolo
      Progettare il flusso significa pensare il sistema organizzativo in modo di renderlo fluido, eliminando tutti gli ostacoli che ne rallentino il flusso.. Significa eliminare i SEMAFORI e costruire tante ROTONDE per rendere scorrevole il traffico, ad esempio.
      In concreto significa intervenire in tutti i NODI che rallentino l’attività di un’organizzazione :-dalla gestione delle attività , -al flusso delle informazioni.- al trasferimento di conoscenza,- alla mentalità delle persone. Quest’ultimo cambio di paradigma è indispensabile, in quanto l’elasticità delle persone sta alla base di qualsiasi cambiamento, gli altri flussi sono altrettanto importanti, comprese le modalità operative ma l’uomo fa sempre la differenza.
      Mi sto occupando concretamente di un “”progetto del flow” in un’azienda manifatturiera e sto verificando sul campo questa realtà.

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  • Daniela Cottone
    31 maggio, 2012 at 20:49
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    Ciao Ernesto, ma il flow al quale accenni e’ il flow chart con tanto di misure di processo e di risultato? Se e’ cosi’, mi interessa molto capire come hai sviluppato il diagramma integrando la variabilità e la complessità.

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    • 12 giugno, 2012 at 10:33
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      Conosci lo scrum e gli sprint ? i sistemi interattivi per gestire la complessità
      Hai mai visto una partita di rugby, dove la mischia può andare indietro ed oscillare, per andare avanti? ecco questi sono dei metodi che possono aiutare moltissimo le organizzazioni a cavalcare le dinamiche della complessità.
      ( vantaggi dell’ordine 61% cheaper project,39 % less staff;24% faster; 83 %less defects; fonte Radtac 2011, Michael Mah( cutter consortium 2007)
      Hai mai visto il ricciolo di un’onda.. il concetto è lo stesso, percezione del flusso, feedback e ripartenza proprio come andare col surf.

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  • Ernesto Capozzo
    1 giugno, 2012 at 17:50
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    no, no il flow chart non c’ entra per niente!
    C’ è stato un refuso nel titolo , che doveva essere Flow -vivere in flusso, colpa mia nella trasmissione.
    Hai mai provato a lasciarti andare nelle onde del mar col surf , vicino alla riva, e sentire la schiuma dell’acqua sotto i piedi ed il vibrare del vento sulle vele ?
    VIVERE IN FLUSSO significa questo:- ABBANDONARE GLI SCHEMI, LASCIARSI ANDARE, SENTIRE LE EMOZIONI, VIVERE BENE !
    QUESTO ASPETTO E’ IMPORTANTE ANCHE NELL’ AMBIENTE DI LAVORO ( oddio , quanto odio i flow chart..pur essendone un maestro!)
    Ne parleremo anche nella notte dei formers, perchè c’è connessione tra l’argomento su cui parlo io (open leadership) ed il tuo ( benessere organizzativo)
    La connessione : l’elasticità,…fisica,… mentale, …di vedute ! open
    Quanti concetti si sviluppando nuotando e facendo surf …. vivendo bene.

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  • 6 giugno, 2012 at 19:36
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    Ciao Ernesto, stavo pensando anche alle anomalie che ci possono essere nella percezione del flusso: si sa che le buone nuove corrono in fretta, mentre le cattive notizie non viaggiano molto veloci, perchè per natura non ci piace rivelare errori o difetti prima di averne una possibile soluzione. Questa doppia corsia ci porta a volte ad una visione deviata e parziale rispetto a quella che avremmo altrimenti. Penso che la progettazione del flusso debba quindi prevedere continui feedback per una valutazione in fieri che porti ad una valutazione finale complessiva.

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    • 12 giugno, 2012 at 11:03
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      Percezione del flusso ! Feedback
      Bella riflessione: chiaro che qualsiasi movimento deve far attenzione al punto di appoggio, dal camminare,al nuotare,al sentire l’acqua, alla relazione con i propri colleghi d’ufficio.
      A Parigi si sta sviluppando una moda tra i giovani; camminare sulle corde, tra un albero e l’altro, per abituare il corpo all’equilibrio , a sentire il flettersi della corda e saper reagire,utilizzando il dito dei piedi ( pensate ,tutto serve ) e contemporaneamente sentire il flusso dell’aria eterna. Si chiama FUNAMBOLISMO POETICO Bel simbolismo !
      Ritornando a noi, la RELAZIONE d’altronde cos’ è ? se non un confronto con un’altra persona, un’ iterazione continua, con uno scambio di informazioni dove sono importanti due punti: il punto di partenza ed il punto di arrivo ed il trasferimento di energia. Queste forze sono presenti dappertutto, noi sentiamo la forza di attrazione della terra, ma non quella della Luna, che pur c’è. Qui il discorso si può ampliare, sulle forze deboli e forze forti, sulla conoscenza esplicita e sulla conoscenza nascosta, sullo studio delle relazione, sull’apprendimento organizzativo, sullo sviluppo del web2.0 che permette di diffondere queste conoscenze nascoste;temi da sviluppare in altra sede.

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  • Massimo Lugli
    20 giugno, 2012 at 11:04
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    Ciao Ernesto, Il tema del flow mi appassiona da tempo. E’ parte integrante della mia formazione e della mia metodologia nella formazione esperienziale. Inserisco qui alcune riflessioni che spero permettano di allinearci ed esplorare ulteriormente il tema. Il concetto di flow, è stato teorizzato da M. Csikszentmihalyi, uno psicologo americano. Erano i primi anni ’70. L’ha chiamato subito flow? No, naturalmente, ha iniziato a parlare di “flusso di coscienza” , verificabile nelle attività quotidiane. Non solo nello sport, dove è stato più facile riscontrarlo. Di lì è nata la “teoria del flusso di coscienza” nel 1975, sempre ad opera di Csikszentmihalyi, ed è nata l’ulteriore definizione di “esperienza ottimale”, che significa il bilanciamento percepito tra l’opportunità d’azione (challenge) e le capacità personali (skill). Concetto analogo ma chiamato diversamente è quello di Maslow e la “peek experience” teorizzata studiando i free climber. Sono tutti stati stato caratterizzati da “piacere per l’attività in atto”, gratificazione e percezione di crescita delle capacità individuali. Sono tutti stati “non casuali” (o apparentemente casuali) frutto di uno stato di “immersione”/passione/piacere in ciò che si sta facendo. Frutto di un allenamento, di un processo di miglioramento continuo, di una “tensione naturale” verso l’obiettivo che ti coinvolge interamente… mente e corpo (pensi col corpo e agisci con la mente contemporaneamente). Sono tutti stati e concetti emergenti dall’analisi di singoli individui e singoli atleti. Sono tutti stati momentanei. Sono tutti stati replicabili. E’ possibile e interessante la trasposizione del concetto di flow nelle organizzazioni e nei sistemi complessi? Personalmente credo di Sì. Alcuni esempi in questo senso li conosciamo e appartengono alla biologia, il corpo, e all’arte, l’orchestra e un gruppo di danzatori in particolare.
    Corpo: Lo stato di benessere psicofisico (la sensazione di felicità) dell’individuo ne è un esempio. E’ il frutto di una interazione equilibrata di tutte le cellule, organi, pensieri, funzioni…
    Orchestra e Danza: l’armonia che ci trasmette una particolare esecuzione musicale, o quella di un gruppo di danzatori sono il segnale di uno stato di flow degli “esecutori”.
    Nei sistemi sociali e nelle organizzazioni? Come dicevo è anche qui possibile avvicinarsi e/o tendere a questi stati. In alcune attività formative ho la presunzione di averlo raggiunto. Ma lì è più facile. In azienda, nella quotidianità è più difficile, ci vuole più tempo, energia, disponibilità. In generale credo che questo sia possibile solo in alcune unità/parti dell’azienda. Credo utopistico pensare al concetto di flow applicabile a tutta l’azienda. Per l’azienda credo però interessante utilizzare il concetto/sentimento di “tensione naturale al miglioramento” che parte sicuramente dal singolo individuo ma che si deve poi trasferire nella singola unità operativa e da lì in tutte le altre fino a coinvolgere tutta l’organizzazione. Ecco credo che coinvolgere sia una parola chiave del flow applicabile nelle organizzazioni (anche motivazione, engagement, integrazione). E’ una questione di:
    – aspetti visibili: meotodo, procedure, regole, ruoli, organigrammi;
    – aspetti meno visibili: interazioni, reti, emozioni, sentimenti, valori.
    Cos’è che tiene insieme tutto questo e che rende quindi possibile questa applicazione?
    Delle idee e delle esperienze da cui partire ce ne sono. Non possiamo non prescindere però dalla necessità che le organizzazioni RICONOSCANO pari dignità al Capitale Umano (le competenze) e al Capitale Sociale (le relazioni e le interazioni). Non è scontato!

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  • Ernesto Capozzo
    21 giugno, 2012 at 11:26
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    Senza parole, grazie Max.
    L’ultima frase è significativa: riconoscere il Capitale Umano (competenze) e Capitale sociale (relazioni e interazioni), due aspetti complementari ma sinergici.
    Sto aiutando un’ organizzazione ad evolvere verso queste stato Flow partendo dal basso, dando voce alle persone!
    Benessere organizzativo e benessere personale sono sempre in sintonia.

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