Scatti di memoria

ROBERTO PALMIERI – Il commento di Daniela Cottone al mio scorso post intitolato L’incoerenza uccide, dedicato al tema dell’interprete di Michael Gazzaniga, sollevava il problema della fantasmatica, cioè di quella particolare situazione confusiva per cui non si distingue il sé dal non sé, il dentro dal fuori, il proprio corpo dal corpo altrui. In ambito neuroscientifico, come scrivevo nella risposta,  la possibilità di risolvere i propri nodi emotivi ha a che vedere con la reattività automatica del sistema limbico, cioè di quella parte del nostro cervello che corrisponde a una delle modalità attraverso cui la vita si manifesta dentro e fuori di noi. Le altre due sono ovviamente l’istinto e il pensiero, che corrispondono rispettivamente ai sistemi rettile e corticale, strutturati nei due emisferi destro e sinistro.

Il sistema limbico conferisce una carica affettiva/emotiva alle informazioni che fluiscono in noi attraverso i sensi, infatti parte di queste strutture costituiscono “ponti connettivi” verso i sistemi rettile e corticale superiore. Esse si collegano e prefissano fra loro e con le altre parti del cervello subito dopo la nasci­ta, in risposta a stimoli sensoriali. Una caratteristica fondamentale di questo centro arcaico della nostra conformazione neurologica, sede dell’aggressività, dell’emotività e dell’affettività, consiste nel fatto che non matura, infatti dall’Australopiteco in poi non ha più avuto nessuno sviluppo, perciò quando i nostri pulsanti emotivi vengono premuti è possibile che, anche da adulti, reagiamo agli stimoli in arrivo come bambini. Ma è proprio il sistema limbico, come scrive Rita Levi Montalcini, che “ha salvato l’uomo quando è sceso dagli alberi, consentendogli di difendersi dai predatori. Anche se da allora è rimasto identico e oggi potrebbe addirittura essere la causa della sua estinzione”.

Il concetto di reattività automatica si fonda sull’idea che nel nostro cervello siano depositate delle memorie dette anche moduli: percorsi biochimici e cognitivi interiori. Sono memorie che hanno specifici scopi funzionali di tipo adattivo, sia arcaiche che legate all’infanzia e all’adolescenza, cioè sia trasmesse geneticamente che apprese tramite l’esperienza. Questi moduli di neuroni dedicati elaborano le informazioni in modo piuttosto automatico, cioè senza la necessità che se ne abbia un pieno controllo cosciente. Si tratta di percorsi legati ad abitudini funzionali che rispondono a domande presenti nella vita dell’uomo da milioni di anni e che dominano esperienze tra le più varie, come la ricerca del cibo, la costruzione di habitat protettivi, il corteggiamento, la bellicosità, la cooperazione familiare, la formazione di alleanze per la difesa, le relazioni sociali e anche l’apprendimento. Nell’uomo moderno funzionano spesso sotto copertura, cioè sotto il livello della coscienza. Noi siamo portati a ripeterli perché risultano più radicati e probabilmente più semplici da gestire. Rimpiazzarli con altri percorsi più nuovi, che si appoggerebbero comunque su quelli più antichi, non è affatto semplice né talvolta auspicabile, ma una loro migliore e più ampia comprensione, una capacità di riconoscerli e gestirli, permette di imparare a rispondere a nuove domande e ad affrontare nuove circostanze. Ciò è possibile perché quando le cellule corticali superiori si sviluppano integrandosi con altri neuroni in reti complesse, acquistiamo la capacità di scattare nuove fotografie del momento presente, di confrontare le nuove informazioni con la reattività automatica della mente limbica (vecchie fotografie) e di rivalutare la situazione scegliendo reazioni più mature.

Siccome la vita biologica ci guida solo fino a un certo punto dello sviluppo, questo lavoro dobbiamo farlo noi, allenando un tipo di attenzione cosiddetta divisa, cioè distribuita tra il dentro e il fuori.

Qui si apre un nuovo discorso che magari affronteremo la prossima volta, dando qualche piccola indicazione per correggere alcuni comportamenti oggi assai diffusi e che hanno a che vedere con la moderna tendenza a lasciarsi distrarre continuamente da ciò che si sta facendo.

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3 thoughts on “Scatti di memoria