Cosa c’è al di là del comando e controllo

GABRIELE GARBUCELLI – Alla “Notte dei Formers” dello scorso 23 Giugno abbiamo parlato dell’uomo e della sua mente, di capi, di relazioni e di benessere. Si è riflettuto, si è argomentato, si sono approfonditi i temi degli 8 speech, sono nate riflessioni, dubbi, curiosità. Al termine della giornata di lavoro ci siamo dunque lasciati con alcuni interrogativi emersi dagli scambi tra i partecipanti, frutto di una riflessione collettiva nata dall’incontro di idee e opinioni. Interrogativi che abbiamo voluto lasciare aperti per poterli condividere con voi, per poter creare dei temi di discussione attorno ad essi. Abbiamo quindi raccolto i “10 domandamenti” che qui vi riproporremo in 4 post consecutivi accorpando tra loro le domande per area tematica. Come sempre nello spirito di creare un sapere condiviso e momenti di interazione invitiamo voi lettori a rispondere a questi stimoli e lasciare il vostro commento.

Il capo comanda, il capo controlla … è ancora la strategia migliore? La realtà odierna è sicuramente più fluida, più dinamica che in passato. Nelle organizzazioni scorrono saperi … questo può far rima con “comando e controllo”? E oltre cosa troviamo?

Oltre c’è un nuovo paradigma fatto di leadership diffusa, condivisa, tutt’altro che disordine e improduttività, tutt’altro che anarchia. La leadership diffusa si contrappone alla chiusura, alle rigidità, è infatti apertura, e questo può portare alla fluidità. Dove c’è apertura c’è scambio e di fronte a questo capo e collaboratore possono sviluppare relazioni efficaci laddove il confronto e la negoziazione trovino espressione.

Le organizzazioni dunque si trasformano, da contenitori, nei quali incasellare i collaboratori, in spazi aperti. La vastità si sa, può angosciare un poco, ma in questo spazio il leader non è solo, con lui ci sono persone, ci sono menti. Nell’interazione dinamica che si realizza nell’incontro tra persone si coltiva reciprocità, rispetto, fiducia, senso di responsabilità, ma anche caos, sensi di colpa, invidia, competizione. Nel vuoto che si genera il collaboratore deve farsi carico degli eventi, essere responsabile del proprio agire e della propria performance, attraverso lo sviluppo di una membership che si fonda sulla consapevolezza della partecipazione ad un’impresa collettiva.

Il comando e controllo è un àncora alla quale trattenersi, che da un senso di sicurezza, ma quante miglia consente di percorrere nel mondo iper competitivo e veloce che abitiamo?

Certo, il passo fermo mantenuto nell’agire quotidiano diviene più incerto all’eco del cambiamento, ed ecco che si aprono questioni, desideri, volontà.

Domandamenti

1) Come si fa a rinunciare al controllo? E’ possibile/sostenibile rinunciarvi?

2) Il limite tra leadership condivisa e anarchia?

3) Come fare per avere un patteggiamento permanente [tra capo e collaboratore, ndr]?

4) Si possono ancora formulare domande a cui rispondere si/no in tema di responsabilità?

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One thought on “Cosa c’è al di là del comando e controllo