La morte del Padre

PAOLO BRUTTINI – Durante il periodo estivo ho approfondito come desideravo i temi che caratterizzano la nostra riflessione su questo blog. L’obiettivo è nel 2013 pubblicare una riflessione originale sul tema del capitale sociale organizzativo, dando un contributo concreto alla comunità a cui apparteniamo. Avere nuove chiavi di lettura rispetto al fenomeno dell’Enterprise 2.0 unitamente a metodologie di intervento per costruire nuove modalità partecipative di gestione è il nostro obiettivo. Riporto dunque di seguito uno stralcio del capitolo che ho dedicato al codice dei fratelli, che ritengo essere il fondamento della cultura P2P.

“Una riflessione davvero fondamentale di Freud è quella di Totem e Tabù in cui l’autore (1912-1913) ipotizza il patto fraterno. Si tratta ovviamente di categorie simboliche che raccontano la nascita dei processi di alleanza inconscia tra pari che sono alla base dei processi aggregazione collettiva. Freud inventa il mito dell’Orda e di come il suo superamento avvenga attraverso un omicidio.

I fratelli sono vessati dalla potenza del Padre che è dominio sessuale, ovvero sulle donne e sulla ricchezza. Alla potenza del Padre si contrappone la potenza dei fratelli che decidono di abbandonare la rivalità per contendersi la madre, come prescritto dal mito di Edipo. Il passaggio, nella visione di Freud, avviene con un atto violento.

In una prima fase avviene l’omicidio del Padre. L’atto tremendo avviene producendo una grande varietà di sentimenti: il senso di colpa, l’impotenza a sostituire il padre, il timore che questa atto di potenza si ripeta e distrugga tutti loro, la negazione dell’atto (Kaes, 2009). Il superamento dell’atto potrà avvenire solo nella seconda fase, con l’istituzione dell’Autorità, ovvero il divieto all’esercizio della violenza, dell’incesto. Questa è differenza tra l’Orda, la società naturale, dominata dalla confusione e dal caos, da quella dominata dall’autorità e dalla legge. Se ciò non avvenisse, l’omicidio continuerebbe a ripetersi all’infinito in una dinamica auto – distruttiva. I fratelli fanno un patto di non aggressione, di alleanza. Decidono di costruire un Autorità terza rispetto a loro e di attribuire ad essa un ruolo equilibratore. Il Padre morto viene reintegrato e la sua potenza attribuita all’autorità. I figli decidono di sottomettersi a questa autorità paterna utilizzandola come garante della loro alleanza.”

“in questa prospettiva l’autorità appare come una co-invenzione tra generazioni, una co-creazione di ciascuno con l’altro, al prezzo della violenza e dell’assassinio dell’Imago del Padre arcaico”

(Kaes, 2009, p. 188)

 

La sottomissione alle leggi, al super-io, compensa le dinamiche invidiose, di rivalità tra fratelli che conducono a impulsi distruttivi. Per tale motivo la creazione di comunità di fratelli comporta immancabilmente la creazione di ritualità ancestrali che rinnovano il valore del patto di sangue che i membri della comunità condividono. Ad esempio nelle comunità cristiane il Patto si fonda sul sacrificio del Figlio.

Le relazioni tra pari presuppongono il superamento dei sentimenti di invidia e gelosia. I fratelli uccidono il Padre e dopo costruiscono un’alleanza. In azienda presuppongono la morte simbolica del Potere monoteista. Chiedono il moltiplicarsi di templi in cui celebrare riti che coesistono, non sempre pacifici, nel Pantheon organizzativo. Il P2P considera l’eresia come una risorsa.

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3 thoughts on “La morte del Padre

  • Daniela Cottone
    17 settembre, 2012 at 23:25
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    Ciao Paolo, da diversi mesi seguo un gruppo di responsabili che hanno attraversato un lungo periodo di guerre fraticide animate dal desiderio del desidero del Padre (una lotta per ottenere lo “sguardo del padre” su di sè) e dal desiderio volto ad ottenere quello che l’altro ha (l’apprezzamento del Padre) oppure quello che l’altro è (entrare nella cerchia degli unti dal Padre-Signore). Tutte le energie di queste persone erano protese al raggiungimento della sola realizzazione individuale o a difendersi dagli attachi dei fratelli. Il Padre che incarna ed agisce il potere monoteista che tu citi – in questa situazione sembra essersi trovato irreversibilmente invischiato in una spirale “seduttiva” e collusiva, è stato ingoiato a sua volta, vittima di un sistema dividi et impera che ad un certo punto gli è sfuggito di completamente di mano. Esiti: risultati qualititavi e quantitativi in caduta libera verso il basso (solo in parte c’entra la crisi globale), clima aziendale drammatico, team manageriale allo sbando…gradatamente, con molta sofferenza e fatica questi capi stanno recuperando il valore del legame, della fiducia e di una cooperazione che deve cercare di convivere con una sana competizione interna, Ma per questi fratelli è ancora difficile pensare e autorizzarsi a “costruire un Autorità terza rispetto a loro e di attribuire ad essa un ruolo equilibratore”. Credo che secoli di storia d’Italia unitamente al ruolo che la religione ha giocato nella società italiana , rendono complesso questo passaggio che puo’ portare i figli a conquistarsi un’autonomia nella relazione con una figura d’autorità (Il Padre) in modo piu’ vicino al metodo socratico piuttosto che a quello cattolico. Difficile, ma non impossibile….infatti il nuovo “Padre” arrivato mesi fa che fortunatamente ha ascoltato ed utilizzato intelligentemente il feedback ricevuto su questo team di responsabili si sta muovendo proprio per supportare la ricostituzione del gruppo che sembra avvicinarsi a quanto racconti nel post. Il Padre attuale c’e’, osserva e governa ma utilizza in potere e l’autorità “per e con” e non “contro”…la sua biografia professionale appartiene al Nord Europa….cito questa particolarità – un po’ provocatoriamente, perche’ lo considero un “dettaglio” importante

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  • 19 settembre, 2012 at 12:32
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    Anche io seguo un gruppo a lungo caratterizzato da guerre fratricide per accontentare un Padre lontano, giudicante e perennemente insoddisfatto. Questi modelli di comando archetipicamente basati sulla dipendenza dei collaboratori e sul potere narcistico di un maschio dominante penso debbano essere superati. Sono inadeguati allo spirito dei tempi, che richiede oggi la moltiplicazione dell’intelligenza, la passione collettiva e la cultura benestante. Sto maturando l’idea che dopo l’età della Dea Madre descritta dalla Gimbutas (nel Mediterraneo fino al 3000 a.C.) e quella del Pater familia che ha dominato attraverso le tre religioni monoteiste i destini del pianeta negli ultimi 5000 anni, oggi stiamo entrando in un’età nuova: quella dei fratelli. Precisamente di questo mi occupo nel libro che stiamo scrivendo. Grazie del commento. ciao

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  • 2 dicembre, 2012 at 12:37
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    Riflettendo sulla realtà organizzativa dove opero credo che si possanno individuare diverse tipologie di Padre e anche di rapporti tra fratelli. Padre diversi, codici diversi. Come in famiglia la figura del Padre e’ determinante nell’educazione dei figli, intendendo per educazione la capacita’ di tirare fuori il meglio di s’è, sviluppare i propri talenti, crescere come uomini e donne autonomi e capaci di relazioni positive.
    Così nell’organizzazione il rapporto padre figlio/i la sua capacita’ di equilibrio tra rispetto delle regole e stimolo alla crescita professionale ed all’autonomia influenza anche il rapporto dei figli tra di loro.
    Ma i padri sono in primo luogo essi stessi fratelli e se il loro codice non e’ virtuoso, perche’ prevalgono poca stima e invidia, anche I rapporti tra cugini saranno altrettanto difficili. Si può parlare anche di un codice cugini? E’ assimilabile a quello dei fratelli o ci sono delle differenze?

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