Benessere organizzativo: se non ora….quando?

DANIELA COTTONE – Se già in tempo di “vacche grasse” parlare di benessere organizzativo suscitava spesso delle perplessità,  oggi al solo sentire parlare di questo argomento la maggior parte dei miei interlocutori aziendali sussultano, altri reagiscono con un “ma siamo matti???”.  Quando mi trovo in queste situazioni, la mia mente corre immediatamente ad un periodo della mia vita professionale, che ripensato a distanza, sembra vissuto in un altro pianeta.

Ho lavorato in una multinazionale per circa 20 anni in ruoli di responsabilità nell’ambito della Direzione del Personale e l’attenzione al clima organizzativo nella mia azienda è sempre stata elevata. Correva l’anno 1996. Anno dopo anno si implementa l’indagine di clima annuale, si condividono risultati, i mal di pancia delle persone ed i piani di azione per il miglioramento del clima e del benessere fatti sul serio o giusto perche’ “ci tocca”. I risultati economici ci sono … e vissero tutti felici e contenti.

Fino all’11 Settembre 2001 che porta con sé, insieme alle drammatiche conseguenze di questo evento, anche una crisi economica del settore turistico-alberghiero e congressuale a livello planetario. La mia azienda opera in quel settore. Profitti in caduta, dalla sede della Corporate cala la scure. Su tutto tranne che sulla formazione&sviluppo delle persone e sulla rilevazione del clima organizzativo. Anzi, il Presidente di Divisione invia una messaggio a tutto il management sollecitando estrema attenzione e cura  a queste due dimensioni. In questa lettera Robert (il Presidente) scrive che, in tempo di crisi, proprio perché si tagliano i costi (quelli di personale per primi), bisogna occuparsi di quelli che restano e tenerli “carichi e motivati”. Perche’ se il termometro dello scontento sale e poi ci si mette il superlavoro, le disfunzioni organizzative ecc, quello della prestazione scende. “Già, caro Robert : se non ora, quando”?

Le crisi che si sono avvicendate dal 2001 unitamente agli imperativi dettati dall’economia e dalla finanza globale nel tempo hanno reso molti contesti organizzativi  dei luoghi “male-stanti”: troppo spesso il lavoro in azienda è usato e strumentalizzato unicamente per servire il profitto. Ma nel lavorare c’è molto di più di questo: c’e’ ancora la voglia di fare le cose ben fatte per il gusto di farlo, c’è creatività, tensione generativa, motivazioni e passioni che eccedono il puro dovere sancito dal contratto di assunzione o di categoria. In base a studi empirici, le motivazioni intrinseche infatti risultano essere gli elementi che  forniscono maggiore impulso alla prestazione lavorativa, unitamente alla coltivazione della fiducia e del legame sociale all’interno delle organizzazioni.

Un clima di malessere e la frustrazione lavorativa determinano nel tempo ricadute negative sulla prestazione delle persone e, conseguentemente, sui risultati economici dell’azienda.

Gli studi compiuti dagli economisti civili confermano che l’andamento economico dell’azienda è influenzato da fattori esogeni tanto quanto da fattori endogeni. Fortunatamente questi fattori endogeni risultano  connessi alla dimensione umana e relazionale e possono, nella maggior parte dei casi, rientrare nell’area di influenzamento e responsabilità del management. Inoltre, se non sempre è possibile risolvere le cause profonde di un malessere lavorativo, quanto meno il management può incidere almeno in parte sulle condizioni che lo alimentano.

Siamo in crisi ed è un momento di oggettiva difficoltà per le imprese,  ma  proprio per questo non e’ azzardato coltivare il benessere organizzativo perché se non ora…..quando?

9
Condividi
Facebook Twitter Linkedin Email

2 thoughts on “Benessere organizzativo: se non ora….quando?

  • Ernesto Capozzo
    30 novembre, 2012 at 09:51
    Permalink

    Ciao Daniela,
    ottimo spunto: ” PROPRIO ORA !”
    grazie per la riflessione perché in tempi di crisi ed emergenza la MOTIVAZIONE è diventa un fattore discriminante; permette la elasticità di tutto il sistema organizzativo e fare salti altrimenti impensabili.
    Da dove può arrivare la motivazione ? non certo solo dai soldi,importanti chiaro,alla base di tutto, ma anche dal rispetto di se stessi e dei propri valori.
    UN approccio umanistico aiuta tantissimo per tutto il tempo che trascorriamo nel lavoro,riscopriamo noi stessi e ci aiutiamo a vicenda,trasferendo energia al sistema in cui operiamo.
    Cito a riguardo una bellissima frase, in sintesi del vangelo di domenica scorsa 25.11.12 : LA DIGNITA’ e COSCIENZA DELL’UOMO NON POSSONO ESSERE IMBRIGLIATE !
    Chiaro poi che ci sono altre leve di natura economica per uscire dalla crisi, ma dare fiducia è un piccolo passo.. crea benessere, per rialzare la testa !

    Reply
    • Daniela Cottone
      30 novembre, 2012 at 21:01
      Permalink

      Caro Ernesto
      sei sempre cosi’ presente, attento ed entusiasta! Quando ti osservo mi dico che mi piacerebbe arrivare ad avere tutti i capelli bianchi come te mantenendo la tua energia vitale. Un commentatore di Linkedin scrive a proposito del mio post”…sembrano frasi di mille anni fa’, oppure appena pronunciate. Ma con la stessa dirompenza. e la stessa forza…”. L’ho ringraziato, perche’ mi ha fatto riflettere su cosa abbia potuto generare nel lettore questa impressione? La risposta è l’avere condiviso con i miei colleghi di allora momenti cosi’ difficili: li porto tutti nel cuore…mi hanno dato tanta forza e ce ne siamo data a vicenda. L’azienda ci ha messo del suo e noi del nostro. Quindi SI PUO’ FARE!! MOTIVAZIONE e LEGAME SOCIALE quali condizioni chiave….

      Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*