Twitter war: La guerra al tempo dei social network

GABRIELE GARBUCELLI – Quello che avete letto non è un scambio tra due semplici utenti di Twitter. Il primo, @IDFSpokesperson è l’account ufficiale dell’esercito israeliano, il secondo @AlqassamBrigade, è l’account ufficiale delle Brigate Alqassam, il braccio armato di Hamas.

Lo scenario è quello peggiore che si possa immaginare, quello bellico. Il luogo di scontro fisico è la striscia di Gaza … ma c’è un altro campo dove si combatte, quello dei social network, in particolare su Twitter. Il social network diviene un terreno di scontro, nel quale fare propaganda, intimidire il nemico, annunciare la partenza di un’operazione.

A fianco alla triste usanza dell’uomo di muovere guerra contro i propri simili assistiamo anche a qualcosa di nuovo, di diverso, un vero cambiamento nei processi di comunicazione che stupisce chiunque si imbatta in esso. Stupisce per l’immediatezza di tutto, privo della tradizionale mediazione della stampa internazionale, stupisce per l’intensità, stupisce per la partecipazione, si pensi che i follower dell’IDF sono poco più di 130 mila e quelli delle Brigate Alqassam 17 mila circa – numeri in costante aumento –  più naturalmente tutti gli utenti Twitter, che pur non ricevendo gli aggiornamenti diretti, possono comunque seguire gli sviluppi e commentare.

Ad ogni informazione data si susseguono commenti, critiche, richieste di specifiche per validare quanto l’una o l’altra parte sostiene, a volte supporto ma anche appelli a cessare le ostilità. Chiunque può leggere gli aggiornamenti e le indicazioni suggerite da entrambi gli schieramenti, ma soprattutto chiunque può intervenire con il proprio pensiero, con un livello di coinvolgimento inimmaginabile sino a pochi anni fa.

Questo è quello che succede con particolare intensità dallo scorso 14 Novembre.

Ma cosa succede su Twitter? Se viene dichiarato l’abbattimento di un drone gli utenti vogliono le prove, se si sostiene di aver colpito un obiettivo sensibile gli utenti possono confermare o disconfermare. Quale impatto può avere tutto questo sulle due fazioni e sull’esercizio della loro autorità? Che effetti sulla credibilità?

Gli interrogativi che si susseguono sono molti. In particolare ci si chiede in che modo questo tipo di comunicazione (sia in senso top-down che bottom-up) possa incidere sul conflitto, con un’opinione pubblica che diviene “azione pubblica”? E ancora, visto che i due fronti tweettano anche tra di loro, l’ambiente social diviene possibile e inevitabile terreno di negoziazione, ma con quali dinamiche e caratteristiche?

Approfondiremo queste tematiche, che reputiamo essere di estremo interesse, nei prossimi post.

Concludo con una frase pronunciata da Manuel Castells, sociologo spagnolo naturalizzato statunitense, al Meet the Media Guru del 7 Novembre 2012:

“Nella storia dell’uomo la battaglia per il potere ha sempre riguardato la comunicazione”.

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4 thoughts on “Twitter war: La guerra al tempo dei social network