Il modello del successo

BARBARA FOSSI – Fondata nel 2004, profittevole da subito, Kiver è oggi uno dei principali aggregatori di musica digitale in Italia. Kiver ha due linee di business: commercializza e vende musica proveniente dai cataloghi di etichette indipendenti, attraverso i canali e gli stores web e mobile, e sviluppa iniziative di marketing digitale music-based per i principali brand. Nel 2007 la gestione Kiver ha sviluppato una nuova iniziativa: Downlovers (www.downlovers.it), il primo portale italiano per il download gratuito e legale di musica finanziata attraverso la raccolta pubblicitaria (in joint-venture con Itscool, società di eventi e unconventional marketing). Il team conta 14 persone e ha sede a Milano.

Così si presentava Kiver nel 2010.

Oggi si legge nel loro sito:

“Kiver è un’agenzia di marketing specializzata nello sviluppo di iniziative digitali di promozione, branding e pubblicità interattiva. Nell’ambito dei servizi di marketing per le aziende, Kiver si distingue per la realizzazione di soluzioni originali ed efficaci di “inbound marketing”, basate quindi sull’uso di contenuti digitali, modelli di intrattenimento tipici del social web e strumenti di pubblicità performance-based. Con sedi a Milano e Sassari e un team di oltre 35 persone, Kiver è un’azienda certificata ISO 9001 e partner Facebook e YouTube, nonché Google Certified.”

Sono passati due anni, in cui si è parlato di crisi, di ristrutturazioni, di drammi, di attese e di pazienza. Qualcuno è riuscito a parlare di crescita. Come?

Le parole che vengono alla mente per tracciare un modello di successo sono metodo, strategia, organizzazione, sistematicità, diversa gestione del personale per renderlo maggiormente competente, responsabile e motivato. Qualcuno penserà anche “fortuna”. Faccio rispondere direttamente al CEO, Gianluca Perrelli: “Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto (= fortuna. n.d.r.) e ho visto delle cose che altri non hanno visto (= imprenditorialità, intraprendenza, ambizione, costanza, conoscenza del mercato, prontezza, velocità. n.d.r.).
Ho lavorato con costanza sul settore di appartenenza, senza avere un approccio frettoloso: ho studiato l’ecosistema, mi sono dotato di modelli economici già sperimentati frequentando dei corsi, ho arruolato un coach per farmi aiutare a vedere la struttura dietro le mie idee e non ho mai mollato anche se alle volte mi sono sentito solo. Se all’inizio con un approccio molto istintivo ed opportunistico sono riuscito ad avere dei successi, ho capito dagli insuccessi che dovevo dotarmi di una piattaforma solida per la gestione della mia azienda. Non più quindi un approccio da surfista del cogli l’attimo, ma un approccio di conoscenza approfondita. Dicevo innanzi che mi sono sentito solo: è stato un bene, non mi sono adagiato nella situazione in cui ero ‘perché tanto oggi va così, c’è crisi, si sa’. Mi sono allontanato da chi vedevo meno ambizioso o più disincantato, per concentrarmi su ciò che ritenevo giusto.

Se oggi dovessi dire in due parole quale sia il modello di successo per me, direi di cogliere il momento giusto e agire velocemente.”

Il modello del successo. Immagino che leggere di modelli di successo ed immaginarsi di trovare chissà quale formula generica da applicare alla propria situazione sia una tentazione forte. Alla fine di articoli di questo contenuto invece ci si trova spesso con un pugno di mosche in mano, avendo scartato le opzioni proposte per mancanza di opportunità, persone, carattere, il periodo sbagliato, il gatto malato… ogni scusa è buona. Sembra che ci sia sempre un però tra noi e il modello da seguire. In realtà si sono attivate le nostre resistenze interne (diffidenze, pregiudizi, previsioni di fatica e forse anche scoramenti). Guardiamo dentro di noi e cerchiamo di capire quali siano delle scuse e quali invece le nostre abilità – e rallegriamoci del fatto che in tempo di crisi si parli anche di successo!

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3 thoughts on “Il modello del successo