“Balle spaziali”, il controllo è Social.

MASSIMO LUGLI

«C’era una volta fuori dal tempo…
In una galassia molto, molto, molto, molto lontana viveva una spietata razza nota come… Spaceballs.»

 

Fact checking è un’espressione inglese che significa verifica dei fatti. Leggendo un articolo o seguendo un servizio televisivo ognuno di noi può notare un’informazione che gli risulta falsa o sospetta.

Un esempio. In occasione del funerale di Enzo Biagi, Berlusconi – intervistato – dichiara con incredibile faccia di bronzo che mai e poi mai egli aveva richiesto l’espulsione di Biagi dai programmi della Rai. Sarebbe stato facile per un tg riacchiappare dal proprio archivio il filmato dell'”editto bulgaro” (la condanna di Biagi, e Santoro e Luttazzi, fu pronunciata pubblicamente a Sofia) e mandarlo in onda subito dopo quelle parole. Non per spirito, o progetto, antiberlusconiano, ma più semplicemente per corretta applicazione delle forme del lavoro giornalistico: fornire agli ascoltatori (lettori) tutti gli elementi informativi che permettano una conoscenza completa della realtà.

Effetto indiretto di tale mancanza è stata in questi anni l’affermarsi di ciò che negli studi sulla comunicazione si chiama “teoria dell’effetto consumato” : io ti racconto una balla e quella si pianta nel tuo cervello; più tardi farò magari una rettifica ma, intanto, quella balla che ti si è piantata in testa ha prodotto un suo effetto condizionante.

L’idea del fact cheking è sorta per iniziativa della Fondazione <ahref che il 28 aprile 2012 ha annunciato una nuova piattaforma web dedicata al fact checking. L’idea è stata quella di mettere a disposizione di tutti i cittadini uno strumento per contribuire alla verifica dell’informazione.

il fact checking viene definito come “un’attività critica cooperativa”. Attraverso il social networking è possibile collaborare con altri lettori o telespettatori per verificare la veridicità dei dati e delle notizie che vengono messe in circolazione: è un metodo empirico per dimostrare se dichiarazioni e fatti sono attendibili, attraverso la raccolta e il confronto di fonti. Per dimostrare o confutare una notizia si possono usare fonti di ogni tipo, video, testi, file audio, ecc. ma rispettando sempre i quattro principi per la qualità proposti da <ahref: accuratezza, imparzialità, indipendenza, legalità.

Chi rispetta questo metodo, valuta con attenzione ciò che segnala, utilizza risorse attendibili e oggettive, segnalando eventuali limiti e contro indicazioni di queste risorse, può accrescere la propria autorevolezza all’interno della comunità dei fact checkers.

Insomma fatti e non opinioni.

In questi giorni il fenomeno sta diffondendosi. Diverse testate giornalistiche e trasmissioni televisive sono state sottoposte o hanno utilizzato il fact cheking. Le due più note sono quelle che riguardano entrambe Silvio Berlusconi e le sue affermazioni alla trasmissione “Servizio Pubblico” di Santoro e alla trasmissione “Lo Spoglio” di Ilaria D’Amico su Sky. Per chi fosse interessato trovate qui i risultati del fact checking:

Dopo “Lo Spoglio” il fact checking. Video da Skytg24.

Factchecking – Tag “miconsenta“.

Mi sembra interessante evidenziare dell’uso del fact-checking il tema del controllo sociale.

Attraverso il controllo diventa più difficile mentire.

In prospettiva, nella vita sociale e politica, ne percepiamo i benefici. Si impone, di fatto, un controllo ai politici (o comunque a personaggi di rilievo pubblico) che per questo saranno più attenti alle loro affermazioni, e contemporaneamente si neutralizza, o si limita, l’uso strategico dell’“effetto consumato”.

Un’occasione per rimettere al centro i problemi e le soluzioni rispetto alla “politica dell’annuncio”.

Forse non la soluzione, ma se non altro un passo avanti.

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