Semplicità, elezioni e spam

PAOLO BRUTTINI – In tempo di elezioni ci facciamo delle domande. Soprattutto in questo mondo così confuso e complicato ci chiediamo quale sia la scelta migliore, per noi e per il nostro paese. La complicazione sta in molte cose. Ad esempio non capire cosa c’è di vero e cosa c’è di falso in quello che dicono coloro che ci governano. Anche strumenti come questo utili per interpretare la recente partecipazione di Berlusconi a “Servizio pubblico” hanno validità fino a quando non verrà fuori una fonte alternativa, che si dichiara più autorevole e afferma l’esatto contrario. Che fatica! Più semplicità, ecco ciò che ci servirebbe. I sistemi umani sono naturalmente anti semplici. L’entropia è tendenza naturale delle cose e della natura. Ci vuole capacità progettuale per evitare la complicazione. Se lasciamo le cose a loro stesse vanno verso il disordine.

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Perciò ho studiato il problema.

Le leggi della semplicità (Mondadori, 2006) è un piccolo volume di un designer ex professore del Mit e ora presidente della Rhode Island School of Design, John Maeda.

Ho affrontato l’agile volumetto con tranquillità perché le 148 pagine formato pocket rendevano la missione sostenibile in una tranquilla domenica d’inverno.

Le dieci leggi di cui parla mi hanno colpito.

Un oggetto è più semplice se lo riduci. Piccolo con poche funzioni nascoste e un alto valore percepito. La semplicità si ottiene mediante l’organizzazione. Il nostro armadio senza cassetti sarebbe un caos inaffrontabile. Organizzare un modo per mettere insieme le cose, consente di aumentare il controllo e sprecare meno energia. Ridurre il tempo rende le cose più semplici. Dovendo fare mille cose, sarebbe meglio non sprecare tempo. Ridurre il tempo delle file, rendere l’attesa piacevole, accorciare l’accesso ai servizi, semplifica la vita e dà tempo per ciò che amiamo veramente.

Sono semplici le cose che conosciamo di già. La vita dunque è più semplice se siamo in grado di imparare più cose. Imparare molte cose tra l’altro rende sempre più rapidi nel fare connessioni e quindi affrontare gli imprevisti. Un buon designer ad esempio lavora su questo: è capace di progettare oggetti che sfruttano l’abilità della mente umana di riempire gli spazi vuoti. Il design sfrutta l’istinto umano di trovare relazioni.

La semplicità esiste perché esiste la complicazione. Non è un concetto assoluto, la si coglie per differenza. Un concetto, un oggetto, una persona semplice sono tali se confrontate con omologhi che sono altrettanto complicati. Si percepisce la semplicità per differenza. Dunque Yin e Yang. La semplicità si confronta anche con il periferico, ovvero con il contesto. Come Negroponte ha suggerito all’autore bisogna cercare il senso di tutto ciò che sta intorno, invece che limitarsi a ciò che sta di fronte a propri occhi.  Proprio sbagliando l’obiettivo può emergere ciò che interessa veramente. Oppure attraverso lo spazio vuoto si può dare valore al contenuto. La complicazione fa perdere il senso di dove ci troviamo. La semplicità invece ce lo restituisce. O meglio capire il senso di ciò che sta accadendo ci fa dire “Ma è semplice!”. Un senso che emergere dal confronto con ciò che ci circonda.

In un crescendo che definisce cosa la semplicità non è o non può essere Maeda parla anche di emozioni. Un oggetto semplice, nel segno di un design modernista, può non emozionare a sufficienza. Le emozioni devono avere un primato sulla semplicità. Le emozioni sono la vita. Le emozioni possono mettere in discussione la semplicità.

La fiducia produce semplicità. Affidarsi ad un amico esperto, ad un famigliare, ad un maestro riduce i dubbi e indica scorciatoie. La fiducia tuttavia richiede impegno e l’impegno può comportare complicazione. Ancora una volta le relazioni che producono fiducia meritano qualche complicazione.

Non sempre è possibile realizzare la semplicità. Bisogna accettare il fallimento. Certe dimensioni della vita non sono riducibili.

La decima e ultima legge, fa sintesi e ridefinisce tutte le precedenti: semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo.

Allora il lavoro da fare è cominciare a eliminare tutto ciò che è implicito, ovvio e non produce valore, o addirittura fa danno. Nella società, nell’economia, nella politica. Nella vita. Cominciamo a fare un elenco. Invito i lettori di questo post a farlo. Cosa è inutile, ovvio e non produce valore? Mettete il vostro commento.

Comincio io:

– le liste fasulle

– i corrotti

– lo spam

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3 thoughts on “Semplicità, elezioni e spam

  • Massimo Lugli
    16 gennaio, 2013 at 16:35
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    La semplicità è sottrazione ma paradossalmente questo è possibile solo se siamo disposti ad “aggiungerle” valore, cioè mettere in secondo piano altri valori in suo favore. Nella mia esperienza mi sembra di aver capito che non è così semplice: ciò che è semplice per me spesso non lo è per gli altri. Semplificare è infatti il più delle volte un atto “sociale” e questo implica attenzione, cura, fatica, determinazione, disciplina, responsabilità. La regola principale è che deve interessare, se non a tutti, a molti. Solo così forse sarà possibile non solo “comprenderla” ma anche applicarla. Ecco, così ho aggiunto anziché sottrarre… parlare di semplicità con gli altri, è sempre complicato! :-) .

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  • 18 gennaio, 2013 at 00:22
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    In John Maeda così come in altri designer (come il mio amico Roberto, che ho incontrato giusto ieri sera) vi è la cultura giapponese. La sottrazione, l’essenzialità, la purificazione sono essenziali. Se penso alla nostra di cultura è vero vi è il Cristianesimo delle origini e San Francesco, ma la maggior parte degli esempi che vengono in mente sono lontani dalla semplicità: dal Rinascimento, al Barocco, al Decadentismo. Forse i fasti del passato ci hanno abituato allo spreco. Mi sembra che il problema sia confrontarsi con il vuoto che la semplicità alla fine produce.

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  • Fabio Perrone
    21 gennaio, 2013 at 12:10
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    se penso al mondo aziendale penso che ci sia molto bisogno di semplicità perché i condizionamenti, le soluzioni, le sovrastrutture e i modelli che le aziende hanno implementato nel corso della loro vita si sono sovrapposte uno sull’altro fondendosi e integrandosi insieme. C’è bisogno di maggior semplicità nei processi e nel fare le cose, eliminando le rendite di posizione, il superfluo e ciò che non dà valore. Questa per me è innovazione e cambiamento culturale. Ma procedere su questa strada spesso provoca resistenze, timori, paure. Probabilmente avviarsi sulla strada della semplicità non è così semplice.

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