Fiducia e Stradaterapia

ERNESTO CAPOZZO – In questi tempi di crisi è importante ritrovare la fiducia verso il futuro, gli altri, la società che ci circonda e verso se stessi. Sono un adulto sessantenne, un’età indicativa per la vecchiaia e mi ricordo ancora il sussidiario delle elementari dove si diceva sempre: “… quando avrai 60 anni, da vecchio…”! Ma ora i tempi sono cambiati, i tempi si sono accorciati ed io mi ritrovo ancora con lo spirito giovane e con tanta voglia di guardare avanti perché sto con i giovani, sento la loro energia, i loro entusiasmi ed anche le loro frustrazioni! Bisogna dare quindi fiducia ai giovani.

Circolo Pickwick

Quindici anni fa ho creato un circolo Pickwick, prendendo spunto dal romanzo The Pickwick Papers dello scrittore inglese Charles Dickens, per stimolare l’incontro tra persone diverse, animate dalla curiosità e dalla voglia di guardare il mondo con i propri occhi. Di creare cultura quindi, proprio come nel club Pickwick di Dickens creato nel 1836 mettendo assieme tre persone diverse – Tupman l’ipersensibile, Snodgrass il poetico, Winkle lo sportivo – a guardare il mondo con occhi diversi e stimolare il progresso. Pensate, siamo nel 1836 all’inizio della rivoluzione industriale, l’epoca dei viaggi di Darwin e dell’evoluzionismo… quante similitudini si possono trovare con i giorni d’oggi: prima di tutto la curiosità: duecento anni fa Darwin girava il mondo con le sue scoperte, oggi la globalità dei Social ci permette di guardare oltre e capire in profondità, con tutti i vantaggi annessi. Questa caratteristica si manifesta in forme diverse: dalle letture, ai twitter, ai dialoghi, ai commenti e alle ricerche in rete, ma soprattutto nel saper guardare le persone e leggere negli occhi. C’è bisogno di umanità per superare l’aridità dei Social e l’incertezza dei tempi.

La magia del funambolismo
Nel circolo Pickwick ho conosciuto Alice, giovane piena di energia, ottimista per natura, laureata in Filosofia con una tesi sul valore ermeneutico della psicologia di Jung, mia collaboratrice nella pratica filosofica, nelle cene a tema per stimolare curiosità nei giovani ed ora performer. Dal suo blog (alicedilauro.wordpress.com):
“Le mie performances avvengono in natura, nei teatri, in strada, tra le calli, sui canali, nelle fabbriche dismesse, negli spazi privati e pubblici. Lo spirito del luogo è in ogni caso sempre la fonte principale di ispirazione. A volte le mie azioni sono silenziose e privilegiano il mimo e il funambolismo puro, altre volte prendono forma in voce e in parola, intrecciando i mondi della musica e della poesia” .

Il valore delle relazioni e il saper osservare
Dagli incontri di Alice “…Per me ‘esser vista’ e’ una scusa per vedere e per celebrare. ‘Oggi ho visto una funambola, che mi ha visto’. Scopro sempre più che le magie in strada accadono quando non sto dando una prestazione o uno show, ma quando sono in relazione con chi anche solo per un attimo sospende il corso dei suoi pensieri per vedere che cosa sta accadendo per la strada. Io vedo dentro il mio cappello, a fine giornata, quanto valore diano le persone a questi incontri dentro lo stupore. E’ proprio vero che non appena incontriamo la bellezza la riconosciamo, la vogliamo portare con noi, vogliamo dare qualcosa in cambio.”

Alcune testimonianze sulla fiducia

Tracce di strada terapia dal blog di Alice:
I. Crocchia d’argento

Mi si avvicina alla fine dello spettacolo, mentre sto bevendo dell’acqua dietro il pozzo. E’ un’anziana signora, piccola e curva sotto una crocchia di capelli bianchi raccolti con eleganza. Era rimasta a guardare per mezz’ora in piedi, prima. Viene verso di me con un sorriso timido e ammirato. E’ vestita con cura, il suo sguardo è diretto e i suoi occhi azzurri mi fissano come se non volessero perdersi nulla. Le sorrido e mi alzo in piedi, avvicinandomi a mia volta. “Che bella giornata” le dico, solo per riempire di suono quel momento già pieno. “Come ha detto, signorina?” “Bella giornata oggi” “Aaa… si si, proprio una bella giornata… ne vuole un po’, signorina?“, sporgendomi una tavoletta di cioccolata appena scartata. “Grazie! Ne prendo un pezzettino…” “Ne prenda ancora signorina, ne prenda…” “E’ di Venezia lei, signora?” “Si, abito qui, vengo a passeggiare…”

II. Vecchi si nasce

Ho teso il filo alle Zattere. Intorno si è già formato un capannello di gente, le teste indorate dagli ultimi raggi a picco su porto Marghera. Tremo aggrappata al lampione, mi faccio coraggio e imploro una mano che mi aiuti a camminare dall’altra parte del filo. Punto un giovane uomo a braccetto con una vecchietta, probabilmente sua madre. Lui fa finta di nulla ma non fischietta, mentre gli altri spettatori sperano che non tocchi a loro (o lo desiderano, che è quasi la stessa espressione). Ad un tratto la vecchietta si stacca dal braccio del figlio e avanza fin sotto di me con andatura obliqua ma determinata. Il figlio si allunga per acciuffarla, ma lei è già sotto di me e tende la mano in alto facendo leva con l’altra sul suo bastone. E troppo instabile per sostenermi, e così piccola che non riusciamo nemmeno a sfiorarci la mano! Le faccio cenno di sporgermi l’ombrellino. Lo raccoglie prontamente da terra facendosi pericolosamente ancora più obliqua, poi me lo porge con grazia. Si è creata una certa suspense… Il gesto della nonnina mi ha donato il coraggio di affrontare la traversata da sola. Alzo l’ombrellino al cielo e azzardo un primo passo, poi un secondo… e via, sospesa sopra la nonnina che mi segue passo passo con le braccia tese verso l’alto, non si sa mai che mi perda l’equilibrio.

III. Guaglioncelli

Mezzogiorno. Le ombre e i passanti fanno largo alla luce su campo San Vio. Ostento uno sbadiglio e faccio in modo di schiacciare un pisolino sul pozzo, ma prima me la prendo coi raggi del sole che fanno apposta a entrarmi tra i gomiti. Non faccio in tempo ad avere la meglio sugli invasori che ci si mette anche un gruppo di molesti universitari vocianti. Uno di loro, particolarmente perspicace, si ferma in mezzo al campo: “Cammina sul filo, dai!”. Gli lancio un’occhiata frastornata e interrogativa, alla quale prontamente risponde “Dai, sono capace anch’io di fare quella cosa! Facci vedere che cammini sul filo invece!” Davvero?!? Continuo a stiracchiarmi fissandoli, fino a che mi si disegna in viso un’espressione entusiasta… finalmente un amico con cui giocare: una ragione sufficiente per fammi passare subito la voglia di dormire! Faccio cenno di aspettare mentre scompaio dietro al pozzo, per ricomparire subito dopo con qualcosa stretto a pugno in una mano. Avanzo verso di lui al rallentatore con le mani dietro alla schiena e due pugni chiusi. Non è un duello ma un indovinello: sceglie il pugno sinistro, che si schiude scoprendo un altro naso rosso.

Che dire? Mi  ha colpito il taglio “poetico” di Alice! Le sue performances trasformano  un ambiente apparentemente anonimo e ostile come la strada in un campo aperto dove può succedere qualcosa che stupisce e che trasforma… in poche parole permette l’innescarsi di processi di cambiamento e consapevolezza. Se ci abituiamo a vedere il lato umano delle relazioni, ci apriamo ad un mondo tutto da scoprire che a volte chiede  “aiuto” a volte “ride”, ma esiste e va riconosciuto. La fiducia serve anche a questo, come insegnava il circolo Pickwick  di Dickens!
A proposito di  relazioni, il  funambolismo  non serve solo come performance di strada per comunicare con le persone ma è anche usato in altri campi.
Il passaggio sul filo  è usato come simbolo  anche nell’approccio lean thinking (pensare snello) utilizzato ai giorni d’oggi.  per esprimere il dinamismo e l’agilità necessari per rispondere all’incertezza del mondo manifatturiero.
quante similitudini!

Alcune performance, sul filo….

“Wabi Sabi. Quello che rimane” (Settembre 2012 – Fabbrica Saccardo, Schio)
http://vimeo.com/56856969
“La paura” (Agosto 2012 – Galleria GIDIEMME, Venezia)
http://vimeo.com/47647481
“Braccia al cielo” (Agosto 2012, Lido di Venezia)
http://www.youtube.com/watch?v=fNlmLehyHqc
http://www.youtube.com/watch?v=Rrg_Bx1AS00

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2 thoughts on “Fiducia e Stradaterapia

  • Pingback: “Fiducia e Stradaterapia”, di Ernesto Capozzo | Alice Di Lauro

  • 4 marzo, 2013 at 23:01
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    Ti ringrazio, Ernesto, per la preziosa connessione che hai creato e per lo stimolo.
    è un tema densissimo questo della fiducia nelle relazioni, soprattutto quando entrano in gioco le regole, implicite o esplicite, chestanno alla base dei sistemi complessi. Sto pensando alle organizzazioni, ma anche alla società, alla famiglia, al rapporto con se stessi. Non esiste un sistema senza regole, un sistema sano si autoregola. Perché questo sia possibile occorre mettere in moto relazioni di fiducia da un lato e di apertura-trasparenza dall’altro, e viceversa, e insieme. Nelle performances, siano in strada o in altri contesti, questo tipo di relazione permette di passare dallo “spettacolo” all’ “esperienza”: dal contatto in apertura-fiducia si creano “nuove regole”, adatte in quel momento, in quel contesto, in un certo senso non riproducibili. Soprattutto, si crea un legame affettivo con il luogo, che rimane indelebile. Intravedi qualche connessione con l’organizzazione in azienda?

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