Quando il team building incontra il samba

RACHELE BINDI – Le aziende spesso chiedono a noi formatori interventi di Team Building per i loro dipendenti, aspettandosi dei corsi che riescano ad abbinare una componente esperienziale/emozionale ed una teorica di lavoro di gruppo e organizzazione. Ma cosa proporre all’azienda committente? Gli interventi più comuni propongono attività come la barca a vela, il rafting, l’orienteering, con il rischio che esperienze di questo genere impattino troppo su quei dipendenti che non amano particolarmente (o che non sono particolarmente adatti per) le attività molto fisiche. Ma cosa succede se il team building incontra il samba?

Il Committente è la sede di un CallCenter che voleva una formazione per tutti i suoi Team Leader, ovvero tutti coloro che si occupano di gestire le piattaforme degli operatori, un totale di circa 40 persone che in parte lavorano tutti i giorni assieme e in parte condividono soltanto gli stessi spazi e si intravedono al bar o nei corridoi.

La mattinata è iniziata in cerchio, a lavorare sul respiro, sulla consapevolezza del corpo e del proprio posto nel cerchio e sul riconoscimento del proprio ritmo e di quello degli altri.

Qualche passo ritmato, qualche esercizio di apprendimento musicale arricchito dalla suggestiva spiegazione del musicista sul samba e in poche ore il gruppo ha iniziato a lasciarsi andare, oscillando in quel sottile confine tra musica e magia che ha perfettamente predisposto il lavoro del pomeriggio.

Divisi in piccoli gruppi, ai partecipanti di ogni gruppo è stato dato uno strumento tradizionale, in modo che globalmente potessero formare una piccola Bateria di Samba. Tamburi di varie dimensioni, strumenti suggestivi dai suoni diversi tra loro, ognuno con la sua “regola”, con la sua parte nell’orchestra. Dopo aver preso confidenza con lo strumento, ad ogni gruppo è stata insegnata una piccola canzone (http://www.youtube.com/watch?v=UkPpBOOzRPM) dal testo suggestivo e infine tutti l’hanno eseguita insieme. Tante emozioni che diventano una sola voce.

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Le emozioni hanno circolato durante tutta la giornata: la curiosità, la vergogna, il sentirsi gruppo, la paura di sbagliare, la paura del giudizio, l’obiettivo comune, la responsabilità…insomma, facilissimo riportare il tutto nella cornice lavorativa.

Ascoltare se stessi e tutti gli altri, riuscire a passare da una visione particolare ad una globale, non fermarsi a pensare di essere soltanto una rotellina, ma pensare di essere, tutti insieme, un orologio. Anche mentre le voci più acute si fanno sentire, anche nei momenti di “urgenza”, continuare a tenere a mente la complessità generale. In questo contesto il Capitale sociale organizzativo (l’insieme delle risorse relazionali informali che intercorrono fra i soggetti di un’organizzazione a prescindere dal livello gerarchico e dal ruolo) viene aumentato e facilita la cooperazione tra i colleghi.

In un gruppo di samberi, come in azienda, nessuno è fondamentale ma tutti sono importanti, nessuno è solo, quindi le responsabilità sono tutte condivise.

 

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