L’Homo Sapiens in azienda

BARBARA FOSSI – L’uomo è un animale gregario: solo pochi individui sfuggono alla logica del gruppo quale fonte di sussistenza, protezione, crescita, divertimento, condivisione e molto altro. I gruppi di uomini hanno poi bisogno di regole e strutture per funzionare e comprendersi: ci siamo dati gerarchie, ruoli, compiti differenziati, tuttavia alcuni aspetti rimangono difficili da comprendere o da prendere in considerazione.

Prendiamo un gruppo di riferimento, quale può essere un’azienda.  L’organigramma riflette la competenza, l’esperienza, la responsabilità all’interno del gruppo. È la struttura del gruppo che si compone in una ordinata  gerarchia. Poi ci sono gli obiettivi aziendali, che sono affidati in base all’organigramma. Questi richiedono la formazione anche di sottogruppi per poterli raggiungere, i team. Gli individui all’interno del team sono a loro volta selezionati in base alla competenza, all’esperienza, alla potenzialità.
Per semplificare, prenderò qui in considerazione il sottogruppo più piccolo, il team.

Queste aggregazioni di persone hanno quindi delle relazioni tra loro, che possono essere più o meno di successo: ci sono simpatie, incomprensioni, riconoscimenti di leadership, assenza di collaborazione, etc. che sono elementi tenuti meno presente, tra tutti quelli considerati nella selezione del team. Aggiungo poi un altro aspetto, forse tenuto ancor meno in considerazione: la tendenza di ciascuno di noi verso un tipo di atteggiamento “individualista” o “comunitario” a prescindere dal tipo di gruppo e dagli individui che lo compongono.

Gli individualisti tendono a prendere decisioni da soli, anche su due piedi ed in base alla situazione che si presenta. Alle volte quindi gli accordi concordati con i compagni non sono rispettati, proprio per un solitario modus operandi mentale. Queste persone lavorano bene quando si trovano nella situazione di prendere l’iniziativa ed essere autonomi, quando hanno obiettivi personali da raggiungere, magari coadiuvati da incentivi. Sono indispensabili nelle urgenze, quando si vuole giungere ad una soluzione velocemente. Si individuano anche dal fatto che usano speso la forma “io”.

I comunitari invece si confrontano in team e ne rispettano le decisioni prese, condividendone le responsabilità ed i meriti: lavorano al meglio quando l’obiettivo riguarda tutto il team e si evitano esclusioni o favoritismi. In questi gruppi la condivisione dei valori, sia aziendali che etici, è molto sentita ed è il riferimento a cui si ricorre in caso di stallo momentaneo. Hanno un alto valore aggiunto negli obiettivi in cui è opportuno costruire relazioni durature. Si individuano anche dal fatto che usano spesso la forma “noi”.

È interessante notare come le aggregazioni di persone tengano in considerazione gli elementi indicati precedentemente, quali esperienza, competenza, etc., ma non sufficientemente gli aspetti relazionali. Nelle selezioni dei team chi non ha esperienza se la farà, chi non ha competenza imparerà. D’altro canto negli aspetti relazionali, chi non ha buone relazioni? Litigherà. Chi non ha leadership? Sarà ignorato e le sue indicazioni invalidate. Entrambi saranno sopportati, ma lo spirito di gruppo ne soffrirà.

Non è neanche materia semplice da indagare: provate a chiedere al vostro vicino se si considera Individualista o Comunitario. Sono innanzitutto concetti non diffusi, quindi sarà necessaria una spiegazione preventiva. Ma anche allora la persona a cui lo avete chiesto molto probabilmente avrà bisogno di tempo per pensarci e valutarsi. Indubbiamente una maggiore consapevolezza delle dinamiche all’interno di un gruppo, che sia un team aziendale o una famiglia o altro, porterebbe dei miglioramenti relazionali.

Questa sarà l’era dell’Homo Conscius, mentre noi apparteniamo ancora alla famiglia dell’Homo Sapiens.

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