Persi nell’oceano del web e della tecnologia

CompassFABIO PERRONE – Nel leggere una frase di un articolo “we’re always connected…. but sometimes we are lost” ho pensato al mio rapporto con la tecnologia e con il web che pervade ogni aspetto della nostra vita quotidiana. La tecnologia informatica e tutte le sue applicazioni hanno dato il via ad una serie, irreversibile, di cambiamenti a catena. In questa fase vivo, come penso altre persone, un rapporto di ambiguità, tra attrazione e repulsione, tra il fascino rispetto alle continue ed incessanti frontiere che si aprono con l’emergere di nuove tecnologie (basti pensare al prossimo futuro oggetto del desiderio che si chiama google glass) e la rincorsa forsennata, e spesso senza senso, in cui non si ha neppure il tempo di appropriarsi di quanto si è sperimentato. Ma provo  anche un senso di smarrimento, disagio e incertezza.

Prendiamo ad esempio il cellulare, anzi lo smartphone: nasce come appendice del telefono fisso e quindi come mezzo di comunicazione mobile e fino a pochi anni fa questa funzione, insieme a poche altre basiche, erano quelle principali. Delle poche funzioni che aveva il mio vecchio cellulare ben il 100% era costantemente in uso, e questo significa che avevo il 100% del controllo sul mio cellulare. Oggi questo è letteralmente impossibile. Delle tante funzioni e apps precaricate e quant’altro ne useremo si e no il 10%, e a volte tutto questo è frustrante! Per non parlare poi delle apps scaricabili (ne esistono oltre 500.000). Mi sembra che lo smartphone sfugga dalle mie mani, che viva di una vita propria, si aggiorna da solo, mi fornisce suggerimenti in linea con i miei desideri,  e tutto questo non lo riesco a controllare. Il senso di smarrimento deriva proprio da questo, dall’impossibilità di controllare, di elementi che sfuggono al nostro controllo. E tutto ciò in alcuni casi genera  ansia e inquietudine. Di cosa? Di perdere qualcosa di importante, di non essere aggiornato e al passo con i tempi, di essere sopraffatti, di essere usati dalla tecnologia invece di usarla, di essere sospesi tra il vecchio ed il nuovo, di perdere tempo.

Lo smarrimento che si prova di fronte all’evoluzione tecnologica può essere paragonata a quello che vivono oggi le organizzazioni. Per crescere e fronteggiare la complessità le aziende 2.0 devono ridurre il controllo. La vecchia logica di potere del tipo comando e controllo non funziona più. Le imprese non possono più essere paragonate a degli orologi in cui tutto è preordinato e prestabilito. Ma abbracciare questa visione che genera timore.

Credo che da un lato occorra sviluppare una maggiore capacità (sia a livello individuale che organizzativo) di tollerare l’ambiguità e la complessità di questo mondo (di cui l’evoluzione tecnologica è figlia/madre). Dall’altro cogliere positivamente la sfida dell’adattamento al nuovo per rispondere in modo adeguato con un uso oculato e prudente anche della tecnologia. Saremmo altrimenti naufraghi senza bussola ne’ sestante per trovare la direzione.

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