The turn of a friendly card – Elogio della buona sorte

ANDREA CAMPAGNOLO – Da anni ormai leggo storie di persone, imprese e gruppi di lavoro e nonostante ci sia sempre più attenzione nel cercare di capire quali siano gli ingredienti del successo, provo sempre una sensazione: “sfuggevolezza”.

Dicono sia il lavoro, l’impegno, il talento, l’ispirazione, l’organizzazione, l’innovazione, la somma di tutte queste cose, la loro è un’alchimia ma… non si lascia mai cogliere. Nessuno sa dire dove sia, qualche onesto parla di fortuna, qualcun altro di karma i più beceri sfoderano il classico “mi sono fatto da solo” (lo dicessero alla narcotici che bel regalo farebbero all’umanità).

C’è chi la storia la vive da protagonista inconsapevole, come Forrest Gump che con la sua struggente ingenuità riusciva a farsi trovare nei crocevia della storia, c’è chi la fotografa, come Terzani che raccontò per una vita i suoi appuntamenti con la storia, chi la indirizza come Jobs con la sua rivoluzione.

Infine  c’è chi la subisce come il branco di pecoroni che si trasforma in una folla di lavoratori pronti a timbrare il cartellino nella scena iniziale di “Tempi moderni”, o come i milioni di persone vittime delle costanti guerre e dei genocidi cui l’umanità ha osservato spesso con aria indifferente.

Dove sono i solchi di quel binario invisibile che è il destino? Cosa indica gli svincoli, gli incroci e le svolte che tutti vorremmo prendere per andare nella “giusta” direzione anziché imboccarne una fatale?

Un vero saggio una volta mi disse: “people want easy, happy, now: impossible!

Allora a chi mi chiederà qual è il segreto del successo risponderò:

“C’è una donna che semina il grano

volta la carta si vide il villano,

il villano che zappa la terra

volta la carta viene la guerra,

per la guerra non c’è più soldati

a piedi scalzi sono tutti scappati,

Angelina cammina cammina sulle sue scarpette blu

carabiniere l’ha innamorata volta la carta e lui non c’è più…”

 

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