Orazio e il Falso movimento

MovMASSIMO LUGLI – Orazio si alzò e aprì la finestra. Era una bella giornata col sole. Finalmente poteva riordinare il garage. Scese aprì il portone e cominciò a spostare fuori in cortile le cose più ingombranti. Quando prese la bicicletta si accorse che non procedeva regolarmente. Il ricordo andò alla ruota posteriore. L’ultima volta che aveva usato la bicicletta al rientro, davanti a casa, si era bucata la gomma. Be’ pensò, visto che è una bella giornata posso andare dal meccanico a farla aggiustare. Salì velocemente in casa, si mise una giacca, prese il portafoglio e ridiscese velocemente. In cortile, dove incontrò la moglie che stava rientrando dopo aver accompagnato il figlio a scuola. Vedendolo in procinto di uscire, la moglie, ne approfittò per chiedergli se per favore  passava dal panettiere a prender il pane. Orazio acconsentì: la panetteria era sulla strada e non doveva fare nessuna variazione.

Ci doveva andare subito però, si raccomandò la moglie, perché altrimenti rischiava di non trovare più pane. Si avviò. davanti alla panetteria incontrò il suo amico Franco che stava uscendo. Si ricordò che gli doveva ancora restituire il metro laser che gli aveva prestato già da un mese. Era un’ottima occasione per farselo restituire. Ieri infatti aveva tentato di prendere le misure della cucina, ma col metro normale era stata un’impresa! Così visto che abitava lì vicino andò direttamente con Franco a casa sua per evitare qualsiasi ulteriore ritardo. Arrivati fu colpito dalla  nuova casetta per gli attrezzi in legno che si trovava nel suo giardino. Non riuscì a resistere e chiese se poteva fargliela vedere. Da tanto pensava che questo sarebbe stata la soluzione per tenere con più facilità ordinato anche il proprio garage. Così Franco gli mostrò la casetta. A Orazio piacque molto e così chiese al suo amico dove l’avesse comprata. Franco, fu molto cortese, e gli propose, visto che il negozio non era molto distante da lì, di accompagnarlo “il proprietario è un mio amico, e se ti presento, ti posso far spuntare un buon prezzo!”. Occasione da non perdere, pensò Orazio. Così accettò. Arrivati sul posto trovò diverse soluzioni interessanti. Il problema erano le misure. Non essendo una visita prevista la mancanza delle misure esatte gli precluse una analisi più approfondita. “Non importa” pensò “posso comunque tornare un’altra volta”. Ringraziò. Franco lo riaccompagnò alla bicicletta. Si scusò perché lo doveva salutare velocemente senza scendere dalla macchina. Si era fatto tardi, doveva correre a prendere il figlio a scuola. I due amici si salutarono. Orazio riprese la bicicletta con la ruota bucata che aveva lasciato davanti alla casa di Franco e ritornò alla panetteria. Purtroppo il pane era finito. Guardò l’orologio “Accidenti come si è fatto tardi! Non posso più arrivare nemmeno dal meccanico prima che chiuda!”. E così decise di rientrare a casa.

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Tra le esperienze importanti della mia formazione c’è stato il teatro. Come attore, regista e spettatore. In quest’ultima veste ricordo un gruppo di teatro sperimentale degli anni 80. Il suo nome era “Falso Movimento”. Cito spesso il nome di questa compagnia nei miei interventi di consulenza.

In azienda le persone mi raccontano di condizioni di falso movimento. Sensazione che li pervade al termine di una giornata o durante la gestione di un progetto o di una semplice attività. La frenesia, le urgenze, la casualità degli eventi diventano la condizione attraverso cui si diffonde il falso movimento. Un movimento pieno di impegno, di fatica di sforzi ma che non produce risultati. Condizione che dai racconti emerge come frustrante, subita passivamente e percepita come irrisolvibile.

Se in passato si poteva affrontare questo problema mettendo in atto strategie di “fronteggiamento” oggi credo sia necessario trovare una risposta diversa. Non è più possibile solo fronteggiarlo.

Non è sufficiente sopravvivere alle sue sollecitazioni. Bisogna imparare a farne uso, anziché tenersene alla larga. Non solo è necessario sopravvivere ma occorre avere l’ultima parola. Occorre capire in che modo sia pensabile addomesticare, addirittura allearsi con l’invisibile, la casualità, l’ignoto, l’incertezza, il disordine” E’ questo che ci propone Nassim Nicholas Taleb nel suo ultimo libro “Antifragile: Things That Gain from Disorder”.

L’antifragilità di cui ci parla  è una risposta per tutti quelli che a differenza di Orazio, rientrano a casa stanchi e insoddisfatti. Un presupposto per tutte quelle aziende che non vogliono solo sopravvivere ma aspirano ad essere maggiormente innovative, veloci, orientati al cliente e più efficienti.

 

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