Coaching per la openness

In ogni momento affrontiamo scelte e prendiamo decisioni oscillando tra la tendenza a seguire la tradizione “abbiamo sempre fatto così!” e la spinta all’innovazione “cosa potremmo fare di nuovo o di diverso?”.

Com’è oggi la nostra azienda, il nostro team e il nostro lavoro? Chi siamo e dove vogliamo andare? Come possiamo fare la differenza?

Una caratteristica degli individui e delle organizzazioni del nostro tempo è la difficoltà ad avere una visione e a programmare a lungo termine. Una nuova abilità è saper sostare nell’incertezza, essere agili, flessibili e quindi riuscire a riprogrammare e riprogrammarci continuamente in base alle innumerevoli variabili che intervengono nella complessità. Apprendere come creare alternative superando le barriere, rompere i sigilli, uscire dai silos delle convinzioni limitanti, ascoltare e creare nuove relazioni, connessioni e rappresentazioni attraverso cui costruire la realtà all’esterno, il senso individuale e collettivo.

Se è vero che in ogni azienda il miglior investimento che si può fare è nelle persone e che in parte la globalizzazione ci richiede di essere “faster, better and cheaper”, come possiamo valorizzare ogni risorsa nell’organizzazione? E la funzione HR come può essere partner strategico nell’evoluzione del business?

Abbiamo bisogno di strumenti per essere consapevoli, presenti e responsabili, per riorientarci nello smarrimento delle iper possibilità di scelta e nel rischio della possibile frustrazione nel dover rinunciare, a decisione presa, a quelle opportunità inevitabilmente tagliate fuori.

Il coaching per la openness allena a sviluppare proprio questo tipo di atteggiamento e permette di rivedere e riadattare le proprie modalità di comportamento come sostenibili, allineate e maggiormente efficaci.

Definirei il coaching per la openness non come l’ennesimo approccio o tipologia di coaching, ne esistono già tante, quanto piuttosto come un’applicazione concreta, una APP, allineata nei principi fondanti alle dimensioni della openness, che come strumento, processo e approccio chiarisce e finalizza i nostri comportamenti. Contesti, individui e organizzazioni vivono direttamente o indirettamente un cambiamento epocale che è già avvenuto, in cui siamo già immersi, ma continuano a utilizzare i comportamenti appresi e applicati in un altro paradigma. Oggi il mindset necessario per stare nella complessità e nei paradossi del nostro tempo è “open” e multidimensionale. L’urgenza sempre più forte che viviamo è la necessità di accompagnare la transizione dei singoli, dei gruppi e delle organizzazioni cercando nuovi assetti di pensieri, azioni e scelte per co-costruire il senso del tempo che è già e che verrà.

Il coaching è l’applicazione che meglio può permettere l’esplorazione e l’adattamento continuo di nuovi comportamenti più efficaci in risposta ai bisogni effettivi dei singoli, dei gruppi e delle organizzazioni.

Il coaching può dunque sviluppare la openness attraverso l’adozione di una leadership orizzontale, condivisa, distribuita e aperta. Gli open leader si caratterizzano come catalizzatori del cambiamento in grado di essere trasparenti e autentici, di coinvolgere, valorizzare e motivare i loro collaboratori attraverso passione, cura e vitalità, di co-costruire il senso del progetto personale e professionale nel più ampio disegno organizzativo.

Per queste analogie con il concetto di openness già esplorato negli articoli precedenti da Paolo Bruttini qui e qui, riteniamo che il coaching sia la modalità elettiva per accompagnare lo sviluppo di organizzazioni aperte in maniera integrata con altri interventi di sviluppo organizzativo per rispondere alla complessità dei sistemi in continuo cambiamento.

Dunque, è possibile generare una controstoria?

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One thought on “Coaching per la openness

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