Gli altri siamo noi!

Il paradosso della condivisione, ci piace se a nostro vantaggio, meno se ci crea difficoltà.

 

“Dottore, posso essere sincero? Chi direbbe che il lavoro di gruppo non è importante!!”

L’autore di questa affermazione è Antonio. Era il mese di aprile del 1999, ed ero impegnato in una attività di team coaching con dei  Capi Reparto di un’azienda metalmeccanica. L’azienda era da poco entrata a far parte di una multinazionale americana e stavano introducendo nel reparto produttivo la metodologia Lean.

Ero stato chiamato a supportare l’azienda nello sviluppo delle competenze richieste.

Quell’affermazione mi colpì profondamente, forse ancora di più di quanto allora mi apparve.

Dimostrazione è che a distanza di 17 anni ancora la ricordo e a intervalli mi si ripresenta per avvertirmi quando rischio di approcciare un tema in modo troppo superficiale e scontato, obbligandomi in questo modo ad andare oltre lo scontato!

“D’accordo Antonio. Ammesso che siamo tutti d’accordo sull’importanza del lavoro di gruppo, andiamo un po’ oltre. Cosa aggiungeresti in più …?”

“…aggiungerei che è anche faticoso! E non sto parlando di fatica fisica, a quella sono abituato…!! Certo il lavoro di gruppo è bello, utile, ne abbiamo bisogno, ma… dottore, si fa prima a lavorare da soli! Avere a che fare con le persone, spesso fa perdere la pazienza e un sacco di tempo!!

 

Ed eccolo nuovamente quel ricordo! Alcuni giorni fa in auto, in uno dei mie trasferimenti lavorativi, ascoltavo un programma radiofonico d’informazione! Ecco la notizia di disordini e manifestazioni che hanno bloccato il traffico di Parigi. Al centro di quegli avvenimenti erano i tassisti, che protestavano contro quella che definiscono la “concorrenza sleale” dei servizi privati di trasporto urbano con il conducente, sul tipo di Uber. A dare manforte ai parigini, anche tassisti stranieri, tra cui alcuni provenienti da Milano.

In Francia UberPop è vietato ma è consentito il servizio di trasporto pubblico effettuato da auto con conducente, gestito da Uber e da società simili. Devono ricevere una prenotazione telefonica o via internet e non raccogliere clienti per strada, anche se nella realtà poi lo fanno.

Ibrahim Sylla, portavoce dell’associazione Taxis de France, intervistato, alla domanda di cosa ne pensa della sharing economy risponde “Oggi è in gioco la nostra sopravvivenza, ne abbiamo abbastanza di riunioni e di negoziati”.

Fin qui quanto emerge dalle cronache di quei giorni.

Ibrahim in realtà non ha risposto direttamente alla domanda. Probabilmente favorito dal contesto piuttosto animato e dalla pressione emotiva di fronte al giornalista, le sue parole hanno sintetizzato alcuni pensieri che hanno attraversato velocemente la sua mente.

E da qui il ricordo dell’affermazione di Antonio di 17 anni prima che mi ha portato ad immaginare i pensieri di Ibrahim che si fanno parola, e come Antonio con me, si rivolge al giornalista con tranquillità: “Posso essere sincero? La condivisione, chi non sarebbe d’accordo! in fondo il mondo è pieno di attività che la incoraggiano.  Anche a noi tassisti conviene pagare meno l’affitto di una casa vacanza o una stanza d’hotel, o risparmiare su un biglietto aereo. Ma perché poi alla fine dobbiamo rimetterci proprio noi?”

Proprio così: se traiamo vantaggio da qualcosa di nuovo e ci favorisce lo sosteniamo. Altrimenti lo ostacoliamo e ci opponiamo, dapprima magari timidamente, poi con sempre maggiore vigore.

Oggi Il tema della condivisione è uno tra i più evidenti nelle organizzazioni.

Ecco alcuni delle narrazioni raccolte durante le nostre visite:

«Stiamo cercando di abbattere i silos organizzativi che sono fonte di molte delle nostre inefficienze e sprechi»

«Occorre che le persone imparino a condividere le conoscenze acquisite!»

«Le best practice difficilmente vengono condivise e per tale motivo spesso si perde tempo a cercare soluzioni, quando basterebbe chiedere ai “vicini”»

«Si ripetono errori perché nel team di lavoro non si condividono gli apprendimenti fatti e non si sviluppano soluzioni comuni»

«… ci aspettiamo dei suggerimenti ma non arrivano mai o quando arrivano sono inapplicabili!»

«E’ necessario che le persone siano disponibili a scambiarsi idee e soluzioni se vogliamo continuare ad innovare ed essere competitivi»

E così come Antonio e Ibrahim quando passiamo dalla narrazione alla consapevolezza e alla richiesta e dalla richiesta all’applicazione dobbiamo subito affrontare il paradosso:

“Chi non sarebbe d’accordo?”

All’inizio infatti tutti d’accordo sul principio. Ma poi, ben presto, cominciano ad emergere le distinzioni.

Si perché ad applicarlo ci si aspetta che inizino gli altri.

Solo che se ascolti gli altri scopri che… gli altri siamo noi!

Così grazie alla trasparenza di Antonio e forse ai pensieri di Ibrahim, in alcune Aziende abbiamo cominciato a ridisegnare i modelli organizzativi. L’approccio favorisce il coinvolgimento di diversi livelli e funzioni organizzative.

La sfida è andare oltre i paradossi del nostro tempo e realizzare modelli in cui la condivisione sia reciprocamente vantaggiosa.

 

I risultati fino ad ora ci dicono che è possibile.

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