Più collaborativi di così…

Parlando di organizzazioni open, entriamo in territori del presente e del futuro dove troviamo sia parole conosciute con significati nuovi, sia neologismi che spingono ad immaginare scenari inediti. Cominciamo con un grande classico: la collaborazione.

Rivisitare questa parola alla luce del peer to peer e del codice orizzontale tra fratelli che imparano insieme, gli uni dagli altri e senza gerarchie, non è banale.

Significa mettere in discussione alcuni impliciti o, meglio, “retropensieri” del tipo : “alla fine ci vuole sempre un capo che decide, collaborare prende troppo tempo, meglio continuare a lavorare per funzioni separate e specializzate, è tutto più ordinato”. Eppure sono oramai tante le aziende che ci sono riuscite, incentivando la collaborazione 2.0.

Un esempio statunitense: la Best Buy, nata nel 1981 a seguito di un tornado che distrugge un negozio nella zona di Minneapolis e vende la merce recuperata con lo slogan “ best buy”.

Già nel 2007 Michele Azar (merchandising manager) avviò la rivoluzione 2.0 per creare un ambiente di lavoro più collaborativo. Eccone le fasi in sintesi.

Fase 1 – CREARE LA MENTALITA’ Tramite un set di principi aperti distribuiti sull’intera popolazione, con filmati di persone dentro e fuori Best Buy per utilizzatori di social media, con più ampia disponibilità dei CEO e CMO a rispondere alle domande dei collaboratori su twitter oppure sui social network., i collaboratori cominciarono ad essere più aperti.

Fase 2 – DARE TECNOLOGIA Mettere i dati e le tecnologie  a disposizione delle persone: ad esempio un programma di gestione del catalogo prodotti poteva essere personalizzato dai collaboratori. Non c’era bisogno di progetti, meeting ed altro. Lo facevano e basta.

Fase 3 – RIMUOVERE LA PAURA DEL FALLIMENTO Best Buy mise insieme gli account Twitter dei dipendenti per costituire un team allargato in grado di rispondere ai clienti. E’ il progetto Twelpforce. Come funziona? Se io scrivo un tweet chiedendo il cellulare migliore per me, mi risponde un collaboratore della città più vicina alla mia che mi dà consigli e mi dice di andarlo a trovare il sabato dalla 14 alle 18 il suo giorno di turno. Ad oggi circa 2200 collaboratori partecipano regolarmente al programma.

E se il collaboratore dà una risposta sbagliata? Niente punizione o censura, si aumenta, invece, il training e si dà un feedback puntuale

Questo è un esempio molto significativo di pratiche autorganizzate dove la parola collaborazione significa: a) passare dalla logica dello specialista che risponde a quella dell’intelligenza collettiva e diffusa, b) i social media non vengono usati per obiettivi di marketing ma per dare aumentare la componente di servizio e alimentare la “conversazione continua” in collaborazione tra pari e con i clienti.

Un caso italiano: Ottica Avanzi, azienda nata a Bologna nel 1996.

Nel 1999 Avanzi entra nel gruppo olandese Pearl Europe, moltiplicando rapidamente il numero di negozi (160) e il numero di dipendenti (850). Tale cambiamento comporta cambiamenti importanti nella rete di comunicazione tra i negozi e tra gli addetti che vivono la crescita come un momento di crescente allontanamento della sede centrale dalla rete di negozi. I dipendenti allora si attivano con un loro Facebook dove scambiarsi informazioni e comunicazioni quotidianamente e rapidamente. Rendendosi conto dell’importanza della piattaforma per la vita aziendale, l’iniziativa viene fatta propria dalla Direzione HR che sviluppa così il progetto Social Portal. Si è andato creando un modello 2.0 basato sui concetti collaborazione e di partecipazione per raggiungere i risultati attesi facendo leva sulla capacità e sul desiderio delle persone di condividere le conoscenze. Sono state create delle comunità  virtuali dove raccontare alle persone dove si sta andando, cosa sta cambiando e cosa ci si aspetta; sono state sviluppate nuove modalità di confronto sugli andamenti aziendali per rafforzare il presidio nei diversi livelli organizzativi. Sono stati creati degli spazi dove presentare le campagne promozionali, mettere a disposizione materiali, fornire chiarimenti e suggerimenti, diffondere e discutere i risultati.

Un ulteriore significato di collaborazione: lo scambio dal basso, tra pari che si fidano gli uni degli altri, implementando una rete di knowledge aziendale.

Si può fare: più collaborativi di così…

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