CONOSCENZE O COMPETENZE?

La scorsa settimana, di buona mattina, ho fatto una delle passeggiate che preferisco di più, lungo la riva del fiume Muzza, poco fuori Milano.

C’era un pescatore, probabilmente ventenne o giù di lì, e da lontano si sentivano le sue imprecazioni, tra il rumore dell’acqua e qualche gracchio di uccello, forse un airone.

Il motivo delle sue imprecazioni era che il galleggiante risultava troppo leggero per la velocità dell’acqua e proprio non riusciva a farlo passare in un punto preciso, dove, a suo dire, sicuramente c’erano pesci da “tirar su pesci”. La corrente in quel punto era abbastanza forte mentre, poco più in là, rallentava e si incanalava in una piccola ansa, probabile zona di riposo di tinche e carpe. Ma lui aveva visto “tirar su pesci” in quel posto e, quindi, perché lui no?

Noi uomini di sviluppo organizzativo siamo certamente malati o con qualche sinapsi deteriorata dal tempo perché, e non si capisce il perché, in quel momento mi sono venute davanti agli occhi molte pagine di “The knowledge creating company”, testo sacro ripreso in mano dopo anni, grazie al mio carissimo amico Paolo.

Ma nella mia testa riformulavo in modi diversi la stessa domanda: la faccenda del pescatore era un problema di conoscenze o competenze?

Improvvisamente realizzo che in tutto il libro di Nonaka e Takeuchi la parola competenza non c’è! Non se ne trova traccia!

Sono quindi iniziati i dolori, non certamente quelli del giovane Werther, ma di un appassionato dello Sviluppo Organizzativo che non riusciva in quel momento a trovare la quadra, neanche con l’aiuto di Giordano Bruno, o meglio di Fabrizio Mordente [1].

Il modello delle competenze, che pare sia oggi completamente dimenticato dai più, scomparso dai blog, siti e, soprattutto da quelli che si occupano di social organisation, resta, a mio parere, un punto di riferimento irrinunciabile per chi si occupa di O.D.

La declinazione del modello di competenze che ritengo più corretta, efficace ed utile, è quella che focalizza la competenza come “centrata” sui comportamenti.

Da cosa comprendiamo che una persona è competente? Da quello che effettivamente “mette in campo” o “manifesta socialmente”, trasformando cioè in modalità di lavoro professionale concreta il suo sapere, facendoci così comprendere che siamo di fronte ad una persona è in grado di “saper pescare” in un fiume. Non avendolo però visto pescare in un lago non sappiamo se è in grado di farlo in quel contesto. Apparentemente sembrerebbe la stessa cosa ma non è così!

La constatazione terribile che viene a valle di queste riflessioni è che le conoscenze, per il modello delle competenze, sono solo una parte delle professionalità, sono relegate nella sfera del “sapere”.

Piccola ed innocente domanda: quindi Nonaka e Takeuchi si sono occupati esclusivamente di come si trasferisce, organizza e si condivide il sapere in una organizzazione? E le competenze che fine hanno fatto?

Una soluzione forse, sottolineo forse, mi pare di averla intuita, ma non so se possa consentire a tutti di poter “tirar su pesci” da qualsiasi tipo di acqua.

 

[1] Era considerato il dio dei geometri. Resta celebre per il suo compasso, il compasso proporzionale ad otto punte, capace di creare un cerchio in un quadrato con i perimetri di ugual misura (https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Mordente)

 

0
Condividi
Facebook Twitter Linkedin Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*